Il ciclismo italiano raggiunge l’obiettivo minimo della spedizione in Giappone, che ha però un grande valore dal punto di vista sportivo: la medaglia d’oro nell’inseguimento a squadre, disciplina simbolo del ciclismo su pista e, oltre 60 anni fa, terreno preferito di caccia per i nostri atleti.

Filippo Ganna, Simone Consonni, Jonathan Milan e Francesco Lamon hanno battuto, per la prima volta nella loro carriera di pistards, la Danimarca che fino a ieri sembrava irraggiungibile. Partiti forte, gli azzurri hanno condotto la prova nella parte iniziale. Poi, ai 3 chilometri, è venuta fuori la maggiore regolarità dei nordici, che hanno recuperato ed incrementato il vantaggio fino a 8 decimi. Quando mancano 500 metri, parte la riscossa degli azzurri, che culmina con una delle più incredibili e poderose “tirate” mai viste su un tondino. Realizzata, neanche a dirlo, da Filippo Ganna, uomo simbolo e faro di questo quartetto.

“Credevo che restasse un sogno, ci speravo ma dentro di me.. ero sempre dubbioso – sono le prime parole di Marco Villa. Ai ragazzi non l’ho mai detto, perché non volevo instillare dubbi, ma i danesi in alcuni momenti, in questi anni, mi sono sembrati inarrivabili. Ieri è stato determinante, li abbiamo annichiliti con il nostro record del mondo. Siamo partiti consapevoli che non dovevamo lasciarli scappare, non potevamo dargli fiato per non fargli ritrovare sicurezza. Quando sono andati avanti pensavo che avrebbero spinto ancora, invece erano ancora lì e quando Pippo è passato in testa, allora ci ho creduto veramente.

Il primo obiettivo era arrivare a Rio, e ci riuscimmo. Il quartetto si è formato nel corso degli anni. Sapevamo che avevamo ragazzi di valore, come Consonni, che aveva fatto secondo al mondiale strada (Richmond 2015, ndr), ma era nostro impegno permettergli di sviluppare l’attività su strada così come concentrarsi sulla pista. Ci siamo riusciti, tutti insieme. L’obiettivo, qui a Tokyo, era vincere, ma già sulla carta non era facile, perché alla fine tutte le nazioni ci tengono a questa disciplina. Il primo che ho ringraziato è stato Scartezzini e l’abbraccio più lungo è stato con Elia Viviani, questo per dire che tutti hanno contributo a questo risultato che non era per nulla scontato.”.

Jonathan Milan, 20 anni: “Soddisfatto del lavoro fatto in questi mesi. E’ un sogno di cui non mi sono ancora reso conto.”

Simone Consonni, 26 anni: “Ho avuto difficoltà ad addormentarmi per l’emozione ma alla fine, partita la gara, non ho pensato ad altro. La cosa importante è divertirsi, come abbiamo fatto noi in questi anni. Abbiamo lavorato tanto, ma sempre con il sorriso.

Filippo Ganna, 25 anni: “Sapevamo di essere competitivi. Volevamo fare qualcosa di grosso e non ci siamo accontentati dell’argento. Conoscevamo i danesi, le loro caratteristiche e che nell’ultimo chilometro noi avremmo potuto recuperare. Non parlate solo delle mie tirate, perché io faccio il mio, ma i ragazzi che sono qui con me sono ancora più bravi a mettermi nelle condizioni per riuscirci. Le Olimpiadi sono l’appuntamento di riferimento anche per chi non segue lo sport tutti i giorni. Pertanto essere preso ad esempio da qualche ragazzo, che magari verrà in pista per questo è per un motivo d’orgoglio.”

Francesco Lamon, 27 anni: “La partenza è un momento complicato, nel quale bisogna dosare le forze per non disunire il quartetto. Nella prima, due giorni fa, penso di non aver dato il meglio, ma nei giorni successivi sono riuscito a trovare il giusto equilibrio. Certo, poi, quando si parte e sono a ruota è una sofferenza, anche se la mia prova dura meno degli altri.”

foto FCI/Bettini

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