Tokyo 2020 promuove 5 nuovi sport ai Giochi

Baseball/softball (nella doppia versione maschile e femminile), karate, surf, skate e arrampicata sportiva sono stati proposti dal Comitato Organizzatore per entrare ai Giochi in Giappone. Perché pensiamo che ce la faranno.

Tokyo 2020 promuove 5 nuovi sport ai Giochi

La notizia è recente ed ha aperto una grande discussione nel mondo dello sport se sia giusto o meno: il Comitato organizzatore di Tokyo 2020, forte di quanto stabilito dalla “Olympic Agenda 2020” (in pratica il contratto che lega il CIO allo stesso Comitato organizzatore), ha proposto al CIO l’introduzione nel programma olimpico di 18 nuovi titoli e 5 nuove discipline sportive.

Si tratta di Baseball/Softball (nella doppia versione maschile e femminile), Karate, Surf, Skate e Arrampicata Sportiva, frutto di una riduzione a 5 sport di una short list di 8 che comprendeva anche Bowling, Kung Fu e Squash. Prima di analizzare brevemente i criteri che hanno portato a questa decisione e, in futuro, nel dettaglio le proposte di ogni disciplina, vale la pena chiarire cosa accadrà adesso, ovvero se queste discipline hanno qualche seria possibilità di arrivare a Tokyo 2020 oppure no.

I criteri che regolano il programma di una Olimpiade sono semplici e al tempo stesso poco chiari. Di fatto la carta olimpica, che si è evoluta nel tempo, e tutti gli altri documenti (che ad essa si ispirano) affidano al Comitato Esecutivo del CIO il compito di definire gli sport che partecipano ai Giochi. Pertanto la decisione finale, anche nel caso di Tokyo 2020, è affidata al Congresso CIO che si terrà in occasione delle Olimpiadi di Rio 2016.

Il dubbio sostanziale, però, riguarda se il Board ratificherà soltanto l’indicazione del Comitato organizzatore oppure se entrerà nel merito.

L’Agenda Olimpica 2020 fissa dei nuovi “poteri” per i Comitati organizzatori, in base al principio di rendere meno gravoso e al contempo più accattivante dal punto di vista economico l’appuntamento olimpico. Per questo al CO viene concesso il privilegio di proporre l’introduzione nel programma dell’evento da esso organizzato anche sport non previsti dal programma e che sono ritenuti di interesse.

Bisogna ricordare che due anni fa sette discipline furono bocciate dal CIO che sottopose ad una “revisione interna” il programma. Alla base di questa revisione, la consapevolezza che alcuni sport (nello specifico Lotta e Pentathlon Moderno) non rappresentassero più quei principi di universalità a cui si richiama la Carta olimpica. Allora in molti si ricorderanno che il CIO prima “minacciò” di cancellare la Lotta dai Giochi; poi aprì una ridicola corsa alla candidatura per la sostituzione, infine riammise la stessa Lotta che di fatto non era mai stata esclusa. Rimasero con il cerino in mano tutte e 7 le discipline che si impegnarono a mandare i dossier a Losanna, alcune delle quali domenica scorsa hanno ottenuto la “promozione” da parte del Comitato Organizzatore di Tokyo.

C’è da chiedersi: possibile adesso che rientrino dalla finestra quegli sport che erano stati estromessi dalla porta e che il Comitato organizzatore e CIO si trovino in una così evidente rotta di collisione?

Ci sembra che in realtà, siamo in presenza di un perfetto “gioco di sponda”. Il CIO due anni fa avviò una ricognizione sugli sport emergenti per passare poi la palla al Comitato Organizzatore di Tokyo 2020, sapendo che l’Agenda Olimpica 2020 permetteva allo stesso di riproporli. Come dire: “Noi non ci prendiamo la briga di cacciare ne promuovere nessuno, ma se voi (Tokyo, ndr.) volete …”. E’ logico che il Comitato organizzatore giapponese ci ha messo del proprio, escludendo il Kung Fu, per esempio, chiaramente di origine cinese, a favore del Karate, prettamente nipponico, ma nella sostanza il gioco delle parti ha funzionato. Del resto chi paga ha ben il diritto di decidere se allargare il programma o meno.

Questo (ed è bene tenerlo ben presente), vuol dire che qualora il CIO accettasse le proposte del Comitato organizzatore (come crediamo), i nuovi sport che entreranno lo faranno solo per l’edizione giapponese del 2020. In quella successiva, che sia Roma o Chicago, potrebbero essere altri, a meno che il CIO, folgorato sulla “via di Damasco” non ritenga uno dei cinque meritevoli di entrare stabilmente. Ma visto il bizantinismo di questo procedere, dubitiamo; come siamo certi che a Tokyo tutte e cinque gli sport proposti otterranno il via libero dal CIO ad agosto 2016.

Meritatamente, aggiungiamo noi.

Antonio Ungaro

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