Cinque nuovi sport alle Olimpiadi di Tokyo2020, è una vera Rivoluzione?

L'ingresso di Baseball/Softball, Karate, Skateboarding, Arrampicata e Surfing è la più grande rivoluzione del programma olimpico da quando sono nati i Giochi Olimpici moderni, oppure la più gattopardesca delle operazioni?

Cinque nuovi sport alle Olimpiadi di Tokyo2020, è una vera Rivoluzione?

La più grande rivoluzione del programma olimpico da quando sono nati i Giochi Olimpici moderni, oppure la più gattopardesca delle operazioni? E’ questo il dubbio che assale quanti hanno assistito ai lavori della 129 Sessione del CIO, in svolgimento a Rio, e che ha deliberato, nel pomeriggio di mercoledì 3 agosto, l’ingresso di 5 nuovi sport nel programma olimpico di Tokyo 2020.

In attesa di comprendere l’effettiva portata di questa grande “rivoluzione” (come gli stessi membri del CIO l’hanno presentata), le Federazioni internazionali di Baseball/Softball, Karate, Skateboarding, Sport Climbing e Surfing stanno festeggiando una promozione che solo 4 anni fa appariva un miraggio.

I lavori che hanno portato al voto unanime da parte dell’Assemblea meritano più di una riflessione, rivelando i criteri che muovono le scelte della più potente organizzazione privata mondiale e al contempo mostrando qualche crepa in quello che molti considerano un successo.

Ma come si è arrivati a questa importante rivoluzione del programma olimpico? Nel 2014 il CIO ha approvato definitivamente l’Agenda Olimpica 2020 relativa i criteri e gli ambiti nei quali si possono muovere i Comitati Organizzatori delle varie Olimpiadi. Tra questi criteri, anche la possibilità di proporre (perché a decidere è sempre il CIO) l’inserimento di nuovi sport all’interno del programma. Sport che, detto per inciso ed è bene che tutti lo ricordino, fanno parte a tutti gli effetti delle Olimpiadi, ma solo per quella edizione. I Comitati Organizzatori delle Olimpiadi successive non sono tenuti a confermare la scelta di quelli precedenti. Insomma, con l’Agenda Olimpica 2020 scompaiono gli “sport dimostrativi” ma vengono sostituiti dagli “sport aggiunti”.

Il Comitato Organizzatore di Tokyo 2020, forte di questi nuovi poteri, nel 2015 seleziona otto nuovi sport da introdurre nel programma olimpico. La shortlist si riduce poi a 5 dopo diversi passaggi con lo stesso CIO, il cui Board, a giugno di quest’anno, ratifica il nuovo programma e rimanda la decisione decisiva alla 129 sessione del CIO, in svolgimento in questi giorni alla vigilia della Olimpiadi di Rio.

Schermata 2016-08-04 alle 09.06.24Dal punto di vista pratico si tratta, come hanno assicurato gli organizzatori, della presenza di 18 nuovi eventi e 474 atleti, equamente divisi tra uomini e donne. Sport che (a parte forse baseball/softball) si rivolgono ad un pubblico prevalentemente giovanile, capace di maneggiare i social network più che spettatori passivi. Insomma in target con quelle che sono le nuove aspirazioni del CIO, da tempo impegnato in un’operazione di svecchiamento. Un ingresso che nulla toglierà agli sport attualmente presenti nel programma olimpico, sia per quanto riguarda il numero di atleti ammessi, che di medaglie assegnate e che non farà levitare il limite di 10500 atleti presenti alle Olimpiadi.

Un’operazione, aggiungiamo noi, resa possibile solo grazie alla proverbiale precisione Nipponica, che sarà in grado di incastrare accessi e pass in modo tale da non modificare i limiti numerici e temporali imposti dal CIO. Saranno in grado di fare altrettanto gli altri Comitati Organizzatori?

La decisione, ed è cronaca, giunge ieri sera. C’è da dire che in realtà questo procedimento, illustrato anche dal CIO in occasione dei lavori, nasconde (come sempre accade) cose non dette e passaggi “sotterranei”. Il più importante dei quali riguarda il criterio con il quale il Comitato Organizzatore di Tokyo ha selezionato i 5 sport. Si sussurra, infatti, che la scelta sia stata frutto di insistenze da parte dello stesso CIO che, pilatescamente e ipocritamente, qualche mese prima aveva deciso di non modificare il programma dei Giochi, lasciando fuori proprio i 5 sport e facendo rientrare la lotta. Insomma qualcosa del tipo: “Non entri nel programma olimpico, ma ti diamo il contentino di sport aggiunto”.

E se anche non volessimo credere a queste voci, la discussione di ieri al CIO ha lasciato intendere che le cose sono andate proprio in questo modo.

Tra le obiezioni che sono state avanzate alla Commissione del CIO incaricata di lavorare sul programma di Tokyo 2020 (presieduta da Franco Carraro, che ha curato la presentazione) vi sono state, nell’ordine, le seguenti obiezioni: 1. baseball non assicura la presenza dei migliori giocatori, rischiando di esporre i Giochi alla seconda brutta figura dopo quanto sta accadendo con il Golf; 2. lo Squash, in predicato di entrare da tempo nel programma definitivo dei Giochi, in questa occasione non è stato minimamente tenuto in considerazione; 3. il valore sportivo di sport “free” come Surf, Skateboarding e Arrampicata; capaci forse di colpire la fantasia dei giovani, ma in grado di allestire un mondiale di livello?

A tutte queste obiezioni Carraro ha risposto: la Federazione internazionale del Baseball ha accettato la “tregua” olimpica, non prevedendo manifestazioni nazionali ed internazionali durante il periodo dei Giochi, ad eccezione dei pro USA. Questa eccezione resta il problema principale per il baseball: escluso a suo tempo proprio per tale motivo, difficilmente riuscirà ad entrare in via definitiva se non dovesse sciogliere questo nodo e compiere il passo realizzato da altre leghe pro, come la NBA o l’ATP.

Riguardo la bontà degli appuntamenti mondiali di discipline come surf, skate e arrampicata, Carraro ha assicurato il valore sportivo ed agonistico di ogni evento monitorato. Certo, rimangono problemi, come la mancanza di una vera Federazione internazionale in grado di coinvolgere tutti i migliori skater, oppure regolamenti originali (che non prevedono l’assegnazione di un secondo e terzo posto) come nel surf. Ma sono aspetti marginali, che si possono risolvere con la buona volontà degli interlocutori.

Ma è riguardo lo Squash che si svela l’arcano di questa rivoluzione che rischia, come ricordavamo all’inizio, di non cambiare nulla. Rispondendo Carraro ha ricordato che si tratta di “sport aggiuntivi”, presenti a Tokyo e basta. A metà del prossimo anno il CIO tornerà a decidere sul programma olimpico “permanente” dei Giochi. Sarà quella l’occasione per riprendere in considerazione, se interessa, anche lo Squash.

Questo apre scenari imprevedibili. Dato per scontato che il CIO non si sognerà mai di dare una “doppia” promozione ad uno dei 5 sport introdotti nel programma olimpico di Tokyo, quella di ieri assume il sapore di una promozione in Purgatorio. Come a dire, “per ora mettiti lì… tra quattro anni vediamo cosa hai combinato e poi ne riparliamo..”.

Se il massimo governo dello sport mondiale tra un anno volesse dare segnali di cambiamento, allora dovrebbe rivolgere lo sguardo verso altri sport, magari lo Squash o il Wushu Kung Fu. Difficile!

Più probabile, come crediamo, il CIO si limiterà a modificare il programma attuale sostituendo discipline interne alle Federazioni attualmente presenti, non scontentando nessuno e lasciando l’onere del cambiamento alle stesse Federazioni Internazionali. Nel più perfetto stile gattopardesco, proprio di quella aristocrazia che infarcisce le file del CIO dalla sua nascita ad oggi.

Aristocrazia che, detto per inciso, poco ama le Rivoluzioni, anche se sportive.

Antonio Ungaro

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