Toscana 2013: l’attesa di Alexandria e la cultura della vittoria

Toscana 2013: l’attesa di Alexandria e la cultura della vittoria
Alexandria Nicholls seduta in attesa dell'arrivo delle avversarie a Toscana 2013

Alexandria Nicholls seduta in attesa dell’arrivo delle avversarie a Toscana 2013

Alexandria Nicholls è rimasta seduta in attesa per circa un’ora ai Mondiali di ciclismo Toscana 2013. Il tempo di pensare a tante cose: a quando ha iniziato a correre, alle amiche, a casa, lontana 20 ore di fuso orario e tanti chilometri. Forse ai canguri o a Canberra, la Capitale, da dove viene e che nonostante tutto rimane un piccolo paese nel grande deserto autraliano. Alexandria è rimasta seduta, pensando ad un titolo mondiale che “non avrei mai creduto di poter vincere” come ha dichiarato poi in conferenza stampa. Ed infatti non ha vinto. Perché in quell’ora di attesa, seduta nel posto riservato alla ciclista con il tempo migliore, il destino è passato lentamente e ha riportato la piccola aussie sulla terra. Un destino che ha il volto aquilino e le fattezze di un’altra 18enne, la transalpina Severine Eraud. Partita per ultima ha rotto, proprio alla fine, il sogno di Alexandria, che da tale stava diventando realtà. Per un nulla, 2”69. Tanto basta alla campionessa europea di confermarsi anche sul trono più alto e a Alexandria di smettere di aspettare…
Per la cronaca, le azzurre Francesca Pattaro e Michela Maltese hanno chiuso lontane dal podio, forse un po’ troppo nonostante Dino Salvoldi avesse preparato il “mondo” all’esordio ricordando che per quanto riguarda la crono è tutto ancora da costruire. Vale, a commento della giornata di oggi, quanto detto dallo stesso tecnico azzurro, per la gara delle sue ragazze ma che potrebbe perfettamente adattarsi anche a quella degli U23 del pomeriggio: “Non è mai facile commentare dei risultati evidentemente negativi. In questa circostanza i piazzamenti sono corrispondenti alla realtà, come avevamo anticipato alla vigilia. La nostra intenzione è quella di cercare di far capire a tutto il movimento che per riuscire ad essere competiti a cronometro bisogna completamente cambiare l’approccio mentale, sia in gara (e non solo a crono) che in allenamento. Il ciclismo tattico della cultura del piazzamento e non della vittoria è finito.” Non è un’affermazione da poco…. Spazio alla cronometro e alla pista, che esaltano il talento e le attitudini mentali vincenti. Un secondo posto dopo aver succhiato le ruote (tattico e cultura del piazzamento) non  ha più valore. Parole chiare.
Nel pomeriggio la conferma di questa cultura l’ha data ancora una volta l’Australia. Ha vinto Damien Howson, già sul podio lo scorso anno ed evidentemente per nulla appagato della cosa. “Se guardi l’ordine di arrivo – esclama Marco Villa, sull’ammiraglia dietro al toscano Antonini. 48° – scopri che i primi hanno tutti fatto pista…” Come dire, noi siamo ancora indietro. Il primo degli italiani è Davide Martinelli, 29°: “Pensavo di essere cresciuto, invece più passano gli anni è più finisco dietro…” dice affranto alla fine della gara. Ma non è vero. Su di lui la Federazione Italiana investe da tempo e i risultati verranno, soprattutto se si abituerà ad una cronometro che per tipologia e chilometraggio ha sorpreso molti.
In Australia la pista è cosa seria, come il ciclismo in generale. La cronometro l’esercizio primario su cui si misura ogni atleta. Non sarà un caso se dopo 2 giorni di Mondiali, il medagliere ci dice che l’Australia è in testa, con 1 oro, 2 argenti e 2 bronzi; sempre sul podio in tutte e quattro le prove. Proprio in un paese in cui la cultura sportiva si fonde con quella della vittoria, leale e ricercata fino alla fine. Così torniamo alle parole di Dino Salvoldi: “Il ciclismo tattico della cultura del piazzamento e non del successo è finito…”. Speriamo di sederci anche noi, tra qualche giorno, al tavolo dei vincitori di questo Toscana 2013.
Antonio Ungaro

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