Tour 2014, le Alpi (e il caldo) hanno giocato a favore di Nibali

Tour 2014, le Alpi (e il caldo) hanno giocato a favore di Nibali
Vincenzo Nibali in azione nella 13° tappa del Tour 2014

Vincenzo Nibali in azione nella 13° tappa del Tour 2014

Le tappe alpine, la seconda settimana e il caldo non hanno potuto quanto paventato, invero con un po’ di pessimo gusto anche se solo per un giorno, dall’Equipe. La termine di quella che doveva essere la prova del nove, il momento della verità, Vincenzo Nibali ne esce rafforzato e con un margine ancora più cospicuo. Soprattutto ha dimostrato che in salita, a questo Tour 2014, è il più forte. Di quelli rimasti, aggiungeranno i maligni, come la Tinkoff orfana di Contador. Di quelli rimasti in piedi, aggiungiamo noi, dopo che lo Squalo dello Stretto ha attaccato e fatto saltare il banco in quelli che sono solitamente i suoi terreni preferiti: freddo e discese.
Perché se anche con un po’ di invidia, i francesi di ciclismo ne sanno. Evvero che Vincenzo (come ricordato dall’Equipe qualche giorno fa) ha una squadra poco “attrezzata” (ieri si è squagliata al primo caldo), ed è anche vero che il caldo non è il suo elemento naturale. Ma è anche vero che il siciliano ha costruito un solido vantaggio, nei primi giorni di gara, su Contador nelle scivolosa e rischiosa tappa della Roubaix: tra freddo e fango. Sul suo terreno, ci viene da dire. La stessa tappa, la quinta (è bene ricordarlo) che ha visto Froome cadere 2 volte dopo una corsa di difesa e retrovia, con conseguente abbandono. Insomma nessun regalo della sorte per il forte atleta dell’Astana, ma tanta fatica, fiducia in se stesso, freddezza e capacità tecniche.
Arriviamo così alle 2 tappe di montagna, che doveva in qualche modo dire al mondo intero se quello di Nibali era un bluff oppure no. La tappa di Chamrousse ci consegna invece la terza vittoria in giallo per un italiano… roba da ciclismo epico, fa “francesi che si incazzano” (visto che è arrivata il giorno dei 100 anni di Gino Bartali); roba da Coppi e Bartali, anche se Vincenzo dice: “non scherziamo…”.
A noi ricorda, più che i due, inarrivabili, grandi o il suo diretto predecessore italiano in giallo a Parigi Pantani, quel Felice Gimondi che vinse, quasi di nascosto, il Tour nel 1965, alla sua prima apparizione alla corsa francese. Stesso stile pacato (la calma dei vincitori), stessa forza e stesso andare. Ci auguriamo stesso epilogo.
Ai Pirenei e alla terza settimana il verdetto.
AU

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