Tour 2014: Nibali morde, Froome cede, Contador …quasi

Tour 2014: Nibali morde, Froome cede, Contador …quasi
Nibali, Tour 2014, pavè, Arenberg

Nibali in azione sulle pietre dell’Arenberg

L’avevano detto tutti, ma nessuno se l’aspettava veramente. Alla fine, invece, è stato proprio come si pensava alla vigilia. La quinta tappa del Tour 2014 è risultata decisiva. Inutile attendere la fine per poter emettere il verdetto: il prossimo vincitore del Tour del France non sarà sicuramente il vincitore della passata edizione. Chris Froome, piegato dalle cadute e dal freddo, dalla pioggia e dagli avversari, ha lasciato la corsa che l’aveva catapultato nell’empireo del grande ciclismo. Adesso alla Sky si staranno chiedendo per quale (stupido) motivo hanno accettato di lasciare fuori sir Bradley Wiggins. Avrebbe fatto comodo, eccome!
Ma non saremmo sinceri se non ponessimo l’accento, in questa giornata di tregenda, sull’impresa di Vincenzo Nibali. Allo Squalo dello Stretto avevamo augurato di “azzerare” Froome e Contador come fece nel 2013 con Wiggins. Neanche ci avesse ascoltato, è accaduto con analogie che fanno riflettere. Wiggins fu battuto nel morale prima ancora che nel fisico al Giro del Trentino 2013, in una salita che portava a Sega di Ala, con Wiggins che smanetta sul cambio e poi getta la bici da una parte. Molto simile a Froome che oggi smanetta con la bici e con il suo esile corpo, per poi decidere di sedersi definitivamente a bordo strada. Una resa, in entrambi i casi, per gli uomini di Sky. Chi si ricorda del Giro 2013, poi, avrà facilità a trovare analogie anche con le cadute che fiaccarono il ciclista dandy prima ancora delle salite.
Insomma, prima ancora che la “piccola Roubaix” entrasse nel vivo, Vincenzo aveva già chiuso il discorso con il favorito n. 1 del Tour, costretto a recuperare le cadute e poi spossato dalle stesse. Forse, ma questa è una cattiveria, qualche bistecca in più (ma non come quella di Contador) gli avrebbe permesso di superare meglio le gelide insidie del Nord.
A quel punto il Tour è diventato una cosa tra il pistolero e lo Squalo. Il quale, in nome di una fantasia e condizione che esaltano lo spettacolo (e la prosa dei cantori) ha messo alla frusta la squadra e al primo cedimento dello spagnolo ha lanciato l’attacco.
Vedere pedalare e soffrire Vincenzo sulle pietre del nord ci ricorda, non sapremmo dire perché, Hinault, che la Roubaix corse e vinse una volta soltanto. Nibali ha affrontato un esercizio sul quale non si è mai misurato e per il quale molti non lo vorrebbero adatto con la stessa determinazione e spirito di sacrificio. Con identica classe, aggiungiamo. E se questa tappa dovesse, nell’economia della Grande Boucle, rivelarsi decisiva, potrà sempre dire di aver vinto in un solo colpo entrambe le corse che sono leggende di questo sport.
La tappa di oggi, però, contiene anche altri due elementi che meritano di essere ricordati. Nibali ha portato lustro e onore alla sua squadra, l’Astana, più di quanto questa pensasse e sperasse. La maglia gialla all’attacco, protagonista sulle pietre della Roubaix, è qualcosa di straordinario, ai livelli del citato “tasso” Hinault o addirittura Eddy Merckx. Siamo convinto che questo splendido giorno per il ciclismo italiano abbia anche riportato nella giusta dimensione il rapporto tra un corridore, corretto e talentuoso, e una formazione che ha, nei mesi scorsi, mostrato poca sensibilità nei confronti del suo miglior tesserato. Ma non ha chiarito i ruoli; perché, aldilà delle belle parole, la presenza di Fugslang a 2” dallo Squalo non può assicurare completamente. Lo spettro del Tour 2012 è dietro l’angolo e la storia del ciclismo è ricca di “tradimenti” (sportivamente parlando) in corsa.
Consigliamo a Vincenzo di chiarire, come lui sa, quanto prima anche questo aspetto, perché fidarsi è bene, ma non fidarsi…
AU

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.