Tour 2014, Nibali scrive la storia a la Planche

Tour 2014, Nibali scrive la storia a la Planche
Nibali sul podio della 10^ tappa del Tour 2014 prima di indossare la maglia gialla (foto ASO/B.Bade)

Nibali sul podio della 10^ tappa del Tour 2014 prima di indossare la maglia gialla (foto ASO/B.Bade)

Doveva essere, questa Mulhouse – La Planche, una delle tappe decisive del Tour 2014 e, come anche la quinta, lo è stata. Nella “piccola Roubaix” è uscito di scena Chris Froome, in questa decima è toccato al Pistolero Alberto Contador cadere e abbandonare. Ma quello che per molti può apparire un regalo della fortuna a Vincenzo Nibali, a noi appare invece la conferma della sua forza. Le cose non accadono mai per caso; sicuramente non si ripetono con le stesse modalità senza che ci sia una ragione.
Nel 2013 andò per le terre Bradly Wiggins. Eravamo al giro e il baronetto fu attanagliato dalla paura per la pioggia, la discesa e il freddo. Nella quinta tappa di questo Tour Froome è stato vittima dello stesso destino e proprio in quella tappa apparve chiaro che anche Contador avesse timore di procedere. Un timore, invece, che non ha mai avuto, dall’inizio del Tour, Vincenzo Nibali, noto ai più per le sue capacità in salita e a crono, ma agli esordi apprezzato soprattutto per le sue abilità in discesa.
Un Tour si vince e si perde per i particolari; pedalare in testa, lontano dai rischi, è uno dei primi adagi che ti costringono a mandare a memoria. C’è chi è in grado di farlo, chi se lo dimentica spesso. Le caduta di Froome è avvenuta quando pedalava nella pancia del gruppo, irretito dal freddo e dall’asfalto viscido. Lo Squalo dello Stretto, invece, è rimasto sempre avanti al gruppo, attento e pronto.. soprattutto pronto. Così quando il gruppo dei fuggitivi, tirato dal solito Tony Martin, ha preso un vantaggio esagerato, l’Astana, nolente, ha dovuto prendere le redini della corsa. Indietro, intanto, si consumava il dramma sportivo del Pistolero. Si parla di rottura della tibia; in bocca al lupo!
Dirà Nibali alla fine: “Quando è caduto Alberto l’ho evitato per un nonnulla. Abbiamo smesso per un po’ di pedalare, ma intanto Tony Martin e Michael Kwiatkowski se ne stavano andando ad oltre 4’. Dovevo fare qualcosa…
Da come si era messa la corsa, sembrava che l’Astana avesse sbagliato tutto. Sbagliato ieri a lasciare la gialla a Gallopin, sperando che la Lotto l’aiutasse a mantenere unito il gruppo. Ma il francese non ha mai dato l’impressione di curare veramente la gialla. Ha lasciato fuggire tutti, pensando soltanto a non prendere troppo distacco. Ed infondo, dal suo punto di vista, aveva anche ragione. Ha sbagliato, l’Astana, ad attendere che Martin e Kwiatkowski arrivassero a quasi 5’ prima di reagire. Ma capita che dagli errori, poi, vengono fuori imprese epiche. Perché i sette GPM, il tempo e le cadute l’hanno resa tale: “E’ stata sicuramente la tappa più dura che mi è capitato di correre in un grande Giro – ha detto Vincenzo all’arrivo -. Per questo, quando sono passato sotto il traguardo, l’unico mio pensiero è stato per mia figlia. Mia moglie mi dice che in questi giorni mi guarda alla tv con gli occhi spalancati… (anche se ha 3 mesi, ndr)”. Così la seconda vittoria a questo Tour è stata festeggiata dallo Squalo dello Stretto con il gesto reso famoso, almeno in Italia, da Francesco Totti.
Credo che la mia prestazione di oggi – ha continuato Nibali – sia stata veramente di altissimo livello, come quando ho vinto il Giro 2013. Con il mio coach Paolo Slongo abbiamo preparato questo Tour alla perfezione, soprattutto abbiamo fatto in modo di arrivare a questo appuntamento in condizione. Dopo il Delfinato sono andato a rifinire la preparazione al Passo San Pellegrino ed ho lavorato sul ritmo in salita proprio per contrastare adeguatamente Alberto. Mi dispiace che sia caduto; gli auguro di riprendersi presto. Ma a questo punto il Tour non è certo finito e gli avversari sono ancora tanti.”
Soprattutto un grande ringraziamento Vincenzo l’ha rivolto alla squadra, che l’ha assistito fino a 3 chilometri dalla conclusione, a cominciare da Scarponi, anche lui volato in curva, ma capace di recuperare sull’ultima salita per dare manforte al suo capitano.
Poi, uscito di scena anche l’ultimo gregario, Vincenzo ha costruito il suo gioiello per una vittoria di tappa e una maglia che potrebbero catapultarlo nella storia di questa corsa e quindi anche di questo sport. Se lo meriterebbe, se non altro per il coraggio e la fantasia dimostrata. Come vuole il suo destino di campione, anche quest’anno ha fatto fuori la concorrenza uno alla volta. Parigi, lontana, appare comunque vicina.
AU

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