Le pagelle del Tour 2015: Froome vince ma non piace

Si è chiuso il Tour 2015 e proviamo a dare i voti ai protagonisti reali o mancati della corsa francese che ha visto vincere, per la seconda volta, Chris Froome.

Le pagelle del Tour 2015: Froome vince ma non piace

Il Tour 2015 era iniziato chiedendosi se si sarebbe fatta la storia. Ricordiamo brevemente che tre dei quattro favoriti al via avevano l’opportunità, con un successo, di realizzare un’impresa storica. Nibali sarebbe stato il primo italiano dai tempi di Bottecchia a realizzare una doppietta consecutiva. Contador avrebbe colto Giro e Tour nello stesso anno… roba da grandissimi. Quintana sarebbe stato il primo colombiano a portare la maglia gialla fino a Parigi.

E Froome? Froome apparentemente non aveva motivi per entrare nella storia di questo sport, se non forse il fatto di essere il primo britannico a vincere per due volte la Grande Boucle. Record si, ma, ci vorrà scusare, robetta. Invece lungo la strada lo strampalato (per il suo modo di andare in bicicletta) ciclista ha trovato un primato che, a nostra memoria, non aveva ancora conquistato nessuno. Quello di essere la maglia gialla più “odiata” dal pubblico. Precisiamo subito, per gli storici, che in realtà ci raccontano di un Bartali offeso e denigrato lungo la strada. Ma parliamo di altri tempi e di una rivalità, allora, consueta per il ciclismo. A memoria d’uomo (quindi ultimi 40 anni) nessuna maglia gialla è mai stata così osteggiata, denigrata e offesa lungo la strada. Soprattutto quando questa ha iniziato a salire e il contatto con il pubblico è diventato quasi “fisiologico”.

I motivi per cui ciò è accaduto sono sicuramente ascrivibili ad un pubblico “imbastardito” ma, crediamo, soprattutto ad un personaggio, Froome, che non convince. Non convince il suo andare in bicicletta approssimativo e cadente. Non convince il suo frullino, che non ha nulla di esteticamente accattivante (e nello sport questo conta) tanto meno di scientificamente spiegabile. Non ha il “fisic” della star, il povero Froome, ma una figura esile ed emaciata, quasi patologica. Se a questo aggiungiamo il video postato da hacker “de noantri” sulla sua prestazione due anni fa (accelerazione in salita, aumento della frequenza di pedalata, potenza espressa oltre i 1000 watt e cuore attorno ai 160 battiti, come se stesse facendo una passeggiata), il cerchio si chiude. Insomma non piace. E sulla strada il pubblico francese non ha mancato di dimostrarlo. Dobbiamo dire che il povero Froome non è mai piaciuto neanche a noi, figuriamoci quando se l’è presa con Nibali, reo di averlo attaccato (secondo lui) in un momento di difficoltà. Un’accusa che mostrava la stanchezza del corridore Sky e la fragilità, poi messa a dura prova il giorno dopo da Quintana. Ma proprio nella tappa dell’Alpe d’Huez il vincitore ha meritato la maglia gialla e di portarla fino a Parigi. Si è difeso, eterodiretto dall’ammiraglia, come un campione, senza farsi prendere dal panico. Ha gestito il vantaggio in classifica; non poteva fare di meglio. Ha vinto, e questo basta, anche per la storia. Voto 9 (il 10 non riusciamo proprio a darglierlo… non chiedete troppo).

Alle sue spalle è arrivato Quintana. Si dice il più forte in salita. Se questi sono gli scalatori attuali, allora siamo in piena carenza di campioni. I suoi scatti non fanno male, perchè non sono mai insistiti, ripetuti, convinti. Anche nella tappa dell’Alpe ha fatto una gran fatica per ritrovarsi con solo 1′ di vantaggio. Insomma, un vero scalatore, in questo Tour, avrebbe fatto macelli. Invece Quintana ci è sempre sembrato alle prese con la paura di fare (o strafare). Quasi avesse paura di dimostrare che alla prova dei fatti la sua forza in salita è più paventata che reale. Cunctator, ma con esiti diversi rispetto al generale romano. Voto 7.

Terzo Valverde, la sorpresa. Come sempre più impegnato a correre per se che per la squadra, ha dato ancora una volta la dimostrazione di avere una tattica tutta personale, secondo la quale è meglio un terzo posto sicuro che un primo possibile. La fortuna, in questo Tour, è girata dalla sua e non l’ha mai abbandonato, fino alla penultima tappa, quando sembrava destinato a lasciare il podio a Nibali, ma una foratura del siciliano l’ha salvato. Valverde non è un corridore da grande giro, almeno quando questo è di un livello normale. Il fatto che sia salito sul podio la dice lunga sul Tour 2015. Voto 8.

Nibali non è stato fortunato, nella tappa olandese, nelle tante cadute (ma insomma vale il discorso di sempre) e nella foratura ai piedi dell’Alpe, che non gli ha permesso di correre per il podio, cosa che era chiaramente alla sua portata. La cotta dei Pirenei, che l’ha messo fuori classifica, ci consegna un corridore umano, ma anche con una condizione non perfetta. A questa bisogna aggiungere un clima in squadra che non è proprio idilliaco. Le parole di Vinoukurov appaiono le classiche del “padrone del vapore” e noi, per cultura e indole, siamo sempre dall’altra parte. Figuriamoci in questo caso che coinvolge il corridore più forte che abbiamo in Italia, come ha dimostrato a la Toussuire. Per quella impresa, alla Chiappucci, merita un 10. Se pensiamo a Tour, nel suo complesso, però, non può prendere più di 6. Fate voi la media (8).

Contador non si è visto, a parte qualche scatto per le telecamere, dimostrando di avere quello che a Froome manca: lo charme del grande campione. Ma Giro e Tour insieme sono veramente difficili e il Pistolero del Tour non era, neanche lontanamente, quello del Giro. Voto 6.

AU

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