
Come avevamo anticipato ieri, la tappa di oggi, che nelle intenzioni degli organizzatori avrebbe dovuto rappresentare il momento clou del Tour de France in occasione del quale si sarebbero decise le sorti della 113^ edizione, si è rivelata invece una bella passerella per gli scalatori, e nulla più.
Ha vinto Richard Carapaz, al suo secondo successo in questa edizione e sicuramente il corridore più in forma di questo speciale trittico alpino, che chiude con due vittorie e un terzo posto. Alle sue spalle è giunto Remco Evenepoel, che ha più di un motivo per rammaricarsi. La vittoria sarebbe stata alla sua portata se non avesse atteso così tanto prima di lanciarsi all’inseguimento dei fuggitivi, l’ecuadoregno e Kuss.
Poco dopo hanno tagliato il traguardo, appaiati e imitando il toro, Tadej Pogacar e Isaac Del Toro. Lo sloveno, dopo l’impresa di ieri, si è messo al servizio del suo giovane scudiero e l’ha praticamente trascinato per 60 chilometri alla conquista del terzo posto finale e della maglia bianca. Si è perso, lungo i tornanti finali dell’ascesa insolita all’Alpe d’Huez, Paul Seixas, talento di 19 anni sul quale erano riposte le speranze transalpine di una vittoria di tappa.
Sono due i temi portanti di questa tappa. Il primo è dedicato a Pogacar, che ha dato dimostrazione di una tale superiorità da riuscire nella non facile impresa di vincere un Tour e mezzo. Nel senso che probabilmente, se non si fosse messo a disposizione ma si fosse lasciato travolgere soltanto dalla voglia di successo, Del Toro non sarebbe mai salito sul podio e non avrebbe neanche portato a casa una tappa. Lo sloveno non solo ha messo nel ghiaccio la sua quinta vittoria già nella prima settimana, ma ha anche prenotato il terzo gradino del podio, muovendo le carte perché questo accadesse. Non si è mai visto, a memoria, nella storia del Tour uno strapotere simile anche per interposto corridore. Resta un dubbio: se Vingegaard, cadendo, non fosse uscito di scena, Pogi sarebbe stato in grado di fare lo stesso?
Il secondo tema della giornata ci sembra quello legato alla nuova dimensione raggiunta da Remco Evenepoel. L’avevamo già accennato in occasione della vittoria di domenica scorsa. Con quell’arrivo a Plateau de Solaison è nato un nuovo Remco. Più umile e per questo più consapevole dei propri mezzi. In grado di ammettere — cosa che non aveva mai fatto prima — che nel gruppo pedala un corridore molto più forte di tutti e di regolarsi di conseguenza. Ha smesso di correre contro Pogacar, in un inutile e per lui dannoso braccio di ferro, e se l’è fatto amico. Oggi ha avuto l’autorizzazione, mentre salivano verso l’Alpe, a tentare la vittoria. Avrebbe però dovuto osare di più, ovvero prima. Ha atteso troppo, ancora non pienamente convinto delle proprie capacità in salita. Con il tempo imparerà anche questo.
