
Il Tour de France 2026 si avvicina al Grand Départ di Barcellona con Tadej Pogačar che parte davanti a tutti nella corsa alla maglia gialla, forte di una stagione quasi senza passaggi a vuoto e del recente dominio al Tour de Suisse, chiuso con tre vittorie di tappa e oltre sei minuti di vantaggio nella classifica generale.
Lo sloveno della UAE Team Emirates-XRG ha già conquistato quattro Tour de France e punta a entrare nel ristretto gruppo dei cinque vincitori che, lo ricordiamo, allinea Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. La condizione mostrata nelle ultime settimane lo conferma come riferimento della corsa. L’unico elemento esterno riguarda il tempo trascorso accanto alla compagna Urška Žigart, rimasta ferita al Tour de Suisse femminile, ma pochi giorni di programma modificato non sembrano sufficienti per cambiare il quadro tecnico.
Il Piccolo Principe in questa stagione ha già vinto tutto quello che c’era da vincere, ad eccezione della Parigi-Roubaix, dove però è arrivato secondo. Archiviate le Classiche di primavera con un “tre su quattro”, si è concesso il periodo di scarico necessario per riprendere la preparazione in vista del Tour. Lo sloveno ha già dichiarato, più volte, che il suo obiettivo è quello di allungare la striscia di Tour fino al sesto, in modo da restare nella gloria sempiterna della corsa più importante e difficile al mondo. Va da sé che si accoglie la versione ufficiale secondo la quale i sette Tour di Lance Armstrong furono macchiati dallo spettro del doping e pertanto non meritevoli di essere conteggiati. È pur vero, per dimostrare la grandezza di Tadej, che l’americano, tornato miracolato dopo aver battuto un tumore e le metastasi, impostava la sua stagione sportiva solo sulla corsa francese. Correva, come Indurain del resto, solo a giugno e luglio. Pogačar invece è sulla breccia tutto l’anno e in questo 2026 non ha ancora dato segni di cedimento, tranne forse l’evidente stanchezza messa in mostra al termine della Liegi-Bastogne-Liegi. Proprio l’usura per una stagione comunque corsa da protagonista potrebbe essere il nemico maggiore del campione del mondo, che non ha un particolare feeling neanche con il caldo. Un caldo che, stanti le attuali condizioni in tutta Europa e soprattutto in Francia, potrebbe giocare un ruolo determinante.
Sarà certamente contento del clima il principale rivale dello sloveno, che resta il “pescivendolo”, ma per la stampa ossequiosa è diventato “pescatore”, Jonas Vingegaard. Il danese della Visma-Lease a Bike arriva al Tour dopo un percorso più lineare rispetto alle ultime due stagioni, segnate da cadute e preparazioni interrotte. Nel 2026 ha vinto Parigi-Nizza, Volta a Catalunya e Giro d’Italia, dove ha controllato la corsa sulle montagne. Potremmo affermare che forse ha controllato anche troppo, visto quanto accaduto nella tappa di Milano quando, impaurito per le strade, ha imposto la neutralizzazione del tempo nel circuito. Crediamo che proprio l’instabilità di Jonas sulla bici rappresenti il suo limite principale. Ogni anno rimedia una caduta e questo non può essere solo frutto di sfortuna. Pur essendo un “uomo che viene dal freddo”, quindi, ci sembra evidente che il danese preferisca strade perfettamente asciutte. Se dovesse riuscire a vincere il Tour de France si prenderebbe un’accoppiata Giro-Tour che di questi tempi, con questo Pogačar, avrebbe un valore assoluto.
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Se dobbiamo indicare un possibile antagonista dei due nella lotta per la vittoria, non può trovare posto in questa classifica uno degli uomini più in forma del momento e uno dei talenti più cristallini del gruppo, il messicano Isaac del Toro. Isaac ha vinto UAE Tour, Tirreno-Adriatico e Tour Auvergne-Rhône-Alpes, confermandosi più competitivo di diversi capitani annunciati. Il vero problema è che in Francia lavorerà per Pogačar, il quale, come è stato evidente in tutti questi anni, mette alla frusta la sua squadra per poi regalare, e regalarsi, lo show. Difficile credere che possa utilizzare il messicano come pedina per stanare Vingo, rischiando poi di dover lavorare per lui qualora il danese lasciasse fare. Pertanto, pur essendo Isaac forte e motivato, finché non cambierà team sarà costretto a portare acqua al mulino del Piccolo Principe. Sarebbe stato meglio, a nostro avviso, che avesse corso il Giro, magari impegnando più del previsto Vingegaard e dando un po’ di sale a una Corsa Rosa che sinceramente è stata veramente desolante dal punto di vista dell’incertezza.
Tra i giovani più attesi c’è Paul Seixas, reduce però dalla caduta e dal ritiro al Tour Auvergne-Rhône-Alpes. Il francese della Decathlon resta indicato come uno dei debutti più interessanti degli ultimi anni, dopo un inizio di stagione segnato da vittorie e piazzamenti di livello. I francesi sono ancora alla ricerca dell’erede di Hinault e Fignon, che hanno vinto la corsa nella prima metà degli anni Ottanta. In questa ansia di coprire un vuoto che dura ormai da 40 anni hanno gettato allo sbaraglio un ragazzo che ha grandi numeri ma è ancora poco più che adolescente. La caduta e il ritiro al Tour Auvergne-Rhône-Alpes ci consegnano un Seixas ancora vulnerabile e psicologicamente meno preparato di quanto si potesse pensare. Se dovesse vincere la corsa francese saremmo veramente sorpresi e pronti a fare ammenda, ma a oggi le sue possibilità ci sembrano veramente poche.
Più incerta la posizione di Remco Evenepoel. Il belga, passato alla Red Bull-Bora-Hansgrohe, non corre dalla Liegi-Bastogne-Liegi e deve ancora dimostrare di poter salire oltre il terzo posto già ottenuto al Tour. Accanto a lui Florian Lipowitz offre una seconda opzione per la classifica. Già solo il fatto che in casa Red Bull-Bora si parta con due capitani dà la dimensione attuale di Remco per quanto riguarda le corse a tappe. Fino a qualche tempo fa era considerato un candidato credibile, capace di inserirsi nel duello tra Pogačar e Vingegaard. Alla luce delle sue sei partecipazioni a Grandi Giri e dell’unica vittoria alla Vuelta nel 2022, il belga è sceso nella considerazione generale. Resta un grande cronoman e un ottimo corridore per gare in linea, sempre che non si trovi di fronte Pogačar o Van der Poel, ma nelle gare a tappe può lottare solo per un podio. Paga, soprattutto, l’incapacità di leggere la corsa, l’incapacità di recuperare dopo ogni tappa e, anche nel suo caso, l’incerto incedere in bicicletta. Non è un caso che molti ritiri siano giunti a causa di cadute.
Tutti gli altri saranno comprimari, con qualche timida speranza di poter, magari dopo una fuga bidone, mettere nel sacco il favorito unico della Grande Boucle. Juan Ayuso guida le ambizioni della Lidl-Trek, mentre Tobias Halland Johannessen, Tom Pidcock, Richard Carapaz e Cian Uijtdebroeks puntano alla top 10. Restano da seguire anche Antonio Tiberi, Lenny Martinez, Kévin Vauquelin, Oscar Onley, Matteo Jorgenson e Mattias Skjelmose. Nessuno, però, ha serie possibilità di vittoria finale.
