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Tour de France e i francesi: ‘c’eravamo tanto amati!’ Seixas per rompere il digiuno

Seixas

La Francia non vince il Tour de France dal 1985, anno del quinto successo di Bernard Hinault. Sono passati 41 anni. Seixas, 19 anni di belle speranze, arriva al debutto con il peso di questa attesa sulle spalle, ma anche con i numeri per sostenerla. Nel 2025, primo anno da professionista, Paul vince il Tour de l’Avenir, chiude ottavo al Dauphiné e settimo al Giro di Lombardia, diventando il ciclista più giovane in top 10 in una Monumento in oltre un secolo di storia.

Nel 2026 il salto di livello è netto. Secondo posto alla Volta ao Algarve con una vittoria di tappa. Secondo alla Strade Bianche, alle spalle del solo Pogacar, dopo un attacco che lo ha portato per alcuni chilometri a ruota dello sloveno. Vittoria nella generale del Giro dei Paesi Baschi, con tre successi di tappa. Trionfo alla Freccia Vallone, settima vittoria stagionale. Secondo posto alla Liegi-Bastogne-Liegi, ancora dietro Pogacar.

Non sembra, almeno quest’anno, che il ragazzotto di Lione soffra la pressione psicologica di dover dimostrare qualcosa. I tecnici francesi indicano un dato preciso: Seixas non si è mai limitato a difendere una posizione. Ha attaccato i migliori del mondo, anche quando le probabilità di successo erano minime. Questo tratto, più dei numeri, alimenta le aspettative sulla Grande Boucle. Un atteggiamento che l’ha portato ad esaurirsi, in occasione dell’ultima tappa del Tour Auvergne-Rhône-Alpes il 14 giugno 2026, quando, dopo una caduta e un prodigioso recupero, è stato costretto al ritiro a causa dei forti dolori. Sarà il corridore più giovane al via del Tour dal 1937, quasi novant’anni.

Un digiuno che dura da 41 anni

Per la Francia il digiuno dal Tour è questione dolorosa. Sicuramente di più di quanto a noi manca il mondiale strada (ultimo quello di Ballan nel 2008). Prima di Hinault, sono stati 20 i ciclisti francesi a vincere la corsa, per un totale di 36 volte. Gli ultimi a farlo sono stati Jacques Anquetil (5 volte), Roger Pingeon, Bernard Thévenet, Laurent Fignon e Bernard Hinault. I tre iconici per eccellenza (Anquetil, Fignon e Hinault) condividono un dettaglio che raramente viene notato: hanno vinto il primo Tour disputato, alla prima partecipazione, e tutti a 23 anni. Anquetil debutta e vince nel 1957. Ripete nel 1961, 1962, 1963 e 1964, arrivando a cinque titoli complessivi. Hinault vince al debutto nel 1978, poi nel 1979, 1981, 1982 e 1985. Fignon trionfa nel 1983 e bissa l’anno successivo, prima di cedere per otto secondi a Greg LeMond nel 1989, la finale più stretta nella storia della corsa.

Seixas si presenta con quattro anni in meno e lo fa come il corridore più giovane alla Grande Boucle da oltre 100 anni.

Un record che resiste da 122 anni

Il vincitore più giovane della storia del Tour non è né Anquetil né Fignon. È tal Henri Cornet, che si aggiudica la seconda edizione della corsa, nel 1904, a 19 anni e 355 giorni. La vittoria di Cornet nasce da uno scandalo. Il corridore taglia il traguardo di Parigi in quinta posizione. I primi quattro classificati, tra cui il vincitore dell’edizione precedente Maurice Garin, vengono squalificati mesi dopo per una serie di irregolarità, incluso il trasporto in treno durante alcune tappe. Il 30 novembre 1904 la federazione ciclistica francese promuove Cornet al primo posto. Il record resiste da 122 anni. Tadej Pogacar, nel 2020, si è avvicinato di più: 21 anni e 364 giorni. Se Paul Seixas dovesse riuscire nell’impresa di battere Pogi e vincere il Tour, lo farebbe a 19 anni e 10 mesi facendo facendo cadere in questo modo un digiuno infinito e al contempo segnando un record difficilmente superabile per i prossimi 120 anni.

Il popolo francese spera.

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Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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