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Sul Massiccio Centrale, Tour de France 111, se le sono date ancora una volta di santa ragione. Potrebbe essere, questa tappa di metà giro, quella della svolta: le sliding doors della corsa francese. Gli elementi per dubitare che alla fine il Piccolo Principe possa farcela ci sono tutti. L’epilogo sotto il traguardo di Le Lioran non lascia scampo. Il pescivendolo Jonas Vingegaard, risorto dalle sue ceneri, dopo un recupero forsennato in salita, riesce a battere anche in volata Tadej Pogacar. Nelle gambe entrambi avevano oltre 200 chilometri di saliscendi nel cuore della Francia. Quanto basta, ad un occhio attento, per capire come la condizione di uno sia in salita, il fondo dell’altro in riserva.
Così allo sloveno non resta che fare buon viso a cattiva sorte: “E’ andata male, sarà per la prossima volta…”. Ma che dovesse finire così non era preventivato. Il suo attacco a 30 chilometri dalla conclusione, a pochi metri dallo scollinamento del Pas de Peyrol sembrava come quelli di qualche giorno fa. Eppure le cronache narrano di un lento recupero da parte di Jonas che poi, però, perdeva in discesa.
Se non avesse trovato sulla sua strada un altro sloveno, di nome Roglic, probabilmente lo svantaggio sarebbe cresciuto anche di più. Poi, sulla penultima erta della giornata, non difficile e impegnativa, l’impensabile.
Jonas ingrana la quarta (o quinta, o sesta, fate voi) e pian piano (ma poi neanche tanto piano) recupera sul Piccolo Principe che, da corridore abbastanza intelligente, capisce l’antifona e invece di andare fuori giri lo attende. Ma i fuori giri deve averli fatti, perché poi, nella salitella finale, arranca e nella volata che valeva abbuoni cede al danese.
Pur essendo tifosi sfegatati dello sloveno abbiamo paura che questo cedimento, nel finale, sia foriero di ben più importanti e dolorosi in futuro. Consigliamo alla maglia gialla di correre con astuzia e sagacia: ha la squadra più forte e un minuto di vantaggio. Non tutto è perduto… meno che mai l’onore.
Però, ragazzi, che Tour!
