
E’ sicuramente la notizia del giorno, quella che tutti in gruppo, a cominciare dallo stesso Pogacar, non avrebbero mai voluto sentire. Jonas Vingegaard si è ritirato dal Tour de France 2026 dopo una caduta nella quindicesima tappa, la Champagnole-Plateau de Solaison. A circa 20 chilometri dal traguardo il danese perde aderenza in curva e finisce contro un cordolo, colpendo violentemente la spalla. Il corridore della Visma-Lease a Bike, secondo in classifica generale a 4’30” da Tadej Pogacar, viene caricato su un’ammiraglia e trasportato in ospedale. Nella caduta è coinvolto anche Isaac Del Toro, che riparte senza conseguenze.
Il rapporto del danese con le cadute è complesso e, purtroppo, ricco di episodi. Non è, infatti, la prima volta che una caduta cambia i piani di Vingegaard. Il primo grave incidente arriva il 4 aprile 2024, in discesa dall’Olaeta, quarta tappa dell’Itzulia Basque Country. Una dozzina di corridori finiscono nei fossi di cemento a bordo strada, tra cui Remco Evenepoel e Primož Roglic. Vingegaard riporta la frattura della clavicola destra (la stessa che si teneva oggi mentre salita sull’auto dell’organizzazione), diverse costole rotte, una contusione polmonare e un pneumotorace. Viene operato con placca e viti sulla clavicola e resta ricoverato 12 giorni a Vitoria, otto dei quali in terapia intensiva. Racconta poi di aver pensato di smettere con il ciclismo, temendo di non rivedere il figlio in arrivo. Risale in sella 33 giorni dopo la caduta e non corre più fino al Tour de France, che parte il 29 giugno: quasi tre mesi di stop. Torna alla grande, chiude secondo e vince una tappa.
Il 13 marzo 2025, alla quinta tappa della Parigi-Nizza, il danese cade di nuovo e riporta ferite al labbro e alla mano. Si ritira il giorno successivo per la contusione, ma solo alla sera scopre di avere anche una commozione cerebrale: nausea e stordimento durano diversi giorni. Salta il Giro di Catalogna, risale in bici il 20 marzo, una settimana dopo la caduta, e rinvia la definizione del programma di gare, compreso un possibile Delfinato.
Tre cadute in ventotto mesi, tre bilanci diversi: da una settimana di stop a quasi tre mesi fuori dalle corse. Auguriamo al danese che quella di oggi possa avere conseguenze meno traumatiche, anche se dalle immagini sembra che qualche cosa alla spalla già infortunata sia successo. La speranza è che l’unico uomo in grado in questi anni di battere Pogacar in salita possa tornare presto alle corse con la stessa voglia e forza di prima.
