
Qualcuno potrebbe dire, commentando la vittoria di Jonathan Milan oggi nella 17^ tappa del Tour de France 2025 a Valence: “Bella forza, se Merlier non fosse stato coinvolto nella caduta…”. Ma il bello, o meglio, l’impresa, di Jonny campione olimpico-campione del mondo-recordman, è proprio nel fatto che sotto lo striscione dell’ultimo chilometro lui era lì, dove doveva essere. In quinta-sesta posizione, sulla ruota sicura di Stuyven. Aveva perso qualche metro (in un gruppo che viaggiava a quasi 60 di media non sono pochi) attardato sul lato sbagliato (quello destro) delle rotonde. Ma Jonny aveva capito che l’asfalto scivoloso, la pioggia e la foga avrebbero potuto rendere la cosa difficile. Così, con immane sforzo, si era riportato lì dove doveva essere. Lui, bravo, Tim Merlier meno, tanto che qualcuno nella foga di prendere la ruota di Milan è andato per le terre, spaccando il gruppo e riducendo la volata solo a pochi intimi.
Nella quale Jonathan, come a volte gli accade, ha sparato le proprie cartucce forse troppo presto, ha fatto gli ultimi metri al vento e ha rischiato di portare alla vittoria un Meeus che, scusate la partigianeria, non avrebbe meritato, per quanto poco fatto vedere in questi giorni al Tour. Ma la forza del toro di Buja è superiore alla sua ancora acerba esperienza e così oggi festeggiamo il secondo successo italiano a questa edizione della corsa francese. Non accadeva, pensate un po’, dal 2014 quando dominava un certo Vincenzo Nibali. Due successi nella stessa edizione e la possibilità concreta, ormai, di portare a casa la maglia verde. Anche questo non accadeva da tempo, esattamente dal 2010 (per il velocista ligure due successi in quella occasione).
Se poi scorriamo l’ordine di arrivo di tappa, con il quinto posto di Ballerini e il sesto di Dainese, per non dimenticare di un coraggioso e indomito Albanese in fuga per circa 150 chilometri, ci chiediamo: come si fa a continuare a discettare sul ciclismo italiano in crisi? Cosa dovrebbero dire, allora, i cugini francesi, che hanno festeggiato ieri la vittoria di Paret-Peintre come se avessero portato a casa il Tour.
Di fenomeni, che rispondono ai nomi di Pogacar, Vingegaard, Van der Poel e Evenepoel, ne nascono pochi ogni anno e spesso nei luoghi che meno te lo aspetti. A proposito, Van der Poel e Evenepoel, nonostante tutto, sono tornati a casa mentre Jonny di Buja è ancora lì, dove doveva essere: con due vittorie e la maglia verde sulle spalle.
