CiclismoTour: Pogacar incorona Del Toro, doppietta UAE a Montjuïc

Tour: Pogacar incorona Del Toro, doppietta UAE a Montjuïc

L’iconico arrivo della seconda tappa con Del Toro e Pogacar

Tadej Pogacar mette subito le cose in chiaro e lascia intendere al suo avversario principale che le cose le decide lui, anche l’ordine di arrivo. Sul traguardo di Barcellona, ai piedi del Montjuïc, lancia il compagno di squadra Isaac Del Toro e controlla che nessuno si possa intromettere nella doppietta UAE. Se avesse voluto, probabilmente con la vittoria si sarebbe preso anche la Maglia Gialla. Ma il cannibale moderno conosce bene i dettami della diplomazia in gruppo e soprattutto in squadra. Un cavallo di razza come il messicano non può essere sacrificato solo nel ruolo di luogotenente. Meglio concedergli una vittoria, il pianto seguente, i ringraziamenti d’obbligo a mamma e squadra e tutto il corollario.

E poi, non sveliamo certo un segreto, domani c’è il primo arrivo in salita, una volta varcata la frontiera. Potrebbe essere quello il momento di riprendersi le insegne del primato. Oggi, quindi ha pensato lo sloveno, lasciamo la gloria al ragazzotto.

Un arrivo al Montjuïc non poteva che essere regale, è così è stato. Dietro Isaac arriva lui, sua maestà Pogacar, quindi Evenepoel e, quarto, Vingegaard. Comprensibile la gioia del messicano (il secondo a vincere una tappa del Tour dopo Raul Alcala): con tre tenori dietro il suo successo acquista un valore doppio… se non triplo.

La cronaca

La fuga di giornata nasce dopo pochi chilometri con Engelhardt, van den Broek e Molenaar, che allunga fino a quasi quattro minuti. L’olandese conquista anche il primo GPM di giornata a Begues e si issa virtualmente in maglia gialla. Il gruppo, guidato da UAE Emirates-XRG, riassorbe i battistrada a 32 km dal traguardo, prima di entrare nel circuito finale di Montjuïc.

Sulla salita del Château, McNulty impone un ritmo durissimo che riduce il gruppo a una trentina di corridori. Nel finale attaccano Johannessen e Carapaz, ma la selezione decisiva arriva nella discesa: a due chilometri dal traguardo scatta Skjelmose. Il danese viene ripreso da Del Toro negli ultimi 700 metri in salita, con il messicano che lo supera e vola verso il successo. Pogacar lo segue a ruota, chiudendo davanti a Evenepoel, terzo, e a Vingegaard, quarto, che mantiene la maglia gialla con sei secondi di vantaggio sullo sloveno.

Arrivo da consegnare agli annali e per certi versi iconico; da cartolina: Del Toro che indica il suo capitano, Pogacar che poggia la mano destra sulla spalla del compagno. Come un sovrano che nomina, il suo più fedele scudiero, cavaliere.

La tappa di lunedì 6 luglio

Il Tour de France 2026 entra in Francia con la tappa 3, da Granollers a Les Angles. Sono 195.9 km, con arrivo a 1.794 metri di altitudine.

Il percorso propone tre GPM. Si parte con la Côte de Saint Feliu de Codines, 7.6 km al 4.5%, di terza categoria. Segue il Col de Toses, prima ascesa impegnativa di giornata: 9.3 km al 6.5%, unica salita di prima categoria del Tour 2026.

Dopo la discesa e il confine con la Francia, arriva il Col du Calvaire: 11.4 km al 4.1%, terza categoria. La strada scende poi verso Les Angles, ma gli ultimi 1.7 km tornano a salire, con una pendenza media del 6.5%.

Un arrivo in salita che può scardinare la classifica generale. Vingegaard difende una maglia gialla da sei secondi su Pogacar. La battaglia tra i big riprende quota.

Classifica generale

  1. Jonas Vingegaard (Team Visma | Lease a Bike) 04h01’48”
  2. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) +6”
  3. Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-Hansgrohe) +15”
  4. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) +16”
  5. Juan Ayuso (Lidl-Trek) +19”
  6. Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) +42”
  7. Romain Gregoire (Groupama-FDJ United) +44”
  8. Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-Hansgrohe) +45”
  9. Lenny Martinez (Bahrain Victorious) +53”
  10. Tom Pidcock (Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team) +1’00”

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Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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