Era uno dei talenti più cristallini dell’arrampicata sportiva francese e mondiale. Se n’è andata alla soglia dei 17 anni per un incidente di montagna. Luce Douady è morta ieri sulle rocce della falesia di Luisset, nella regione di Isère. Pare sia scivolata lungo un sentiero molto esposto che portava ad una delle tante falesie della regione. Quindi tecnicamente, per quello che vale, non un incidente in arrampicata, ma sicuramente un incidente di montagna.

Luce si era laureata campionessa del mondo boulder, cat. Youth A, lo scorso anno ai Mondiali di Arco. Un risultato che ha confermato il suo grande talento, ponendola all’attenzione generale anche se gli addetti ai lavori ne erano informati da tempo. Sempre nel 2019 aveva fatto la sua prima comparsa nel circuito di Coppa del Mondo Boulder IFSC, debuttando con un brillante quinto posto a Vail (USA).

Sembra che non ci sia pace per i giovani talenti dell’arrampicata, che nello spazio di pochi anni hanno visto scomparire prima Tito Traversa, nel 2013 a causa di un incidente nel montaggio, da parte di un’altra persona, dei sistemi di protezione in caduta, e, nel 2018, Igor Maj, per un assurda sfida lanciata sul web.

Quanto accaduto ieri alla campionessa francese ripropone lo scottante tema della sicurezza in montagna. Se infatti l’arrampicata sportiva ha ridotto notevolmente i margini di rischio quando è praticata in ambiente artificiale (sempre che vengano applicati tutti i protocolli previsti dai regolamenti nazionali e internazionale), appare evidente che il vero rischio è legato all’incertezza ad operare in ambiente naturale. Rischi ai quali anche un atleta esperto, come Luce, nonostante la giovane età, non è sempre facile sottrarsi.

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