
Stefano Ragazzo e Silvia Loreggian hanno concatenato le tre torri del Trango, nella regione del Gilgit-Baltistan, nel nord del Pakistan, in nove giorni, a luglio. È il primo collegamento continuo di Great Trango Tower, Little Trango Tower e Nameless Tower, senza mai rientrare al campo base. Il Karakorum pakistano non aveva mai visto le tre cime trattate come un’unica linea.
I due sono partiti dal campo base il 14 luglio. Hanno risalito un canalone di circa 1.300 metri fino al colle fra il Castle e la Great Trango, perché il piano originario prevedeva cinque cime e non tre. Il Castle era bagnato di neve e nuvola. L’hanno lasciato lì.
Great Trango Tower, 6.286 metri, salita lungo l’American Route. Il 18 luglio la Little Trango, intorno ai 5.445 metri, per la PM Wall: un sistema di camini e fessure che porta dritto in cima, con una discesa più laboriosa della salita, soste da attrezzare e corde da recuperare senza incastri. Il giorno dopo hanno attaccato Eternal Flame sulla Nameless. Hanno arrampicato fino al buio e bivaccato alla Snow Ledge. Il 20 luglio erano in vetta a 6.238 metri.
Fra una parete e l’altra si sono spostati a piedi, con depositi di viveri e materiale piazzati nelle settimane precedenti. Il 21 luglio hanno provato ad aggiungere il Monk e si sono ritirati tre tiri sotto la cima, con il tempo in peggioramento. Ragazzo ha scomposto così i nove giorni: sei di arrampicata vera, uno di avvicinamento, uno fermi ad aspettare il meteo, uno di discesa.
Perché se ne parla solo adesso
Il 22 luglio una scarica di massi ha investito il campo base ai piedi delle torri. Ha colpito la tenda mensa e ha ferito tre alpinisti baschi, Markel De La Fuente, Gorka Prieto e un terzo di cui è stato diffuso solo il nome, Asier, più un assistente pakistano. Prieto è stato preso alla testa e le sue condizioni sono state date come critiche. L’elicottero è rimasto a terra per il maltempo. I feriti sono stati portati a piedi fino a Shigar e da lì in auto all’ospedale di Skardu. Ragazzo e Loreggian erano già rientrati e stavano riposando al campo. Non sono stati colpiti. I massi hanno però distrutto i loro computer, e dentro c’erano fotografie e video della salita.
Il 29 luglio Explorersweb ha dato notizia della frana citando i due italiani come fonte: avevano confermato di stare bene senza dire una parola su quello che avevano scalato. Il racconto completo è arrivato solo il 18 agosto, quando le immagini sono state recuperate a casa. I siti italiani di settore, Planetmountain e Montagna.TV, hanno ripreso la vicenda a fine mese.
Che cosa aggiunge un link-up in alta quota
Il concatenamento è una pratica che arriva dal basso, dalle Alpi e dalla Patagonia. Benjamin Vedrines ha costruito trilogie sulle pareti alpine, Kilian Jornet ha legato tutti i quattromila delle Alpi e poi i quattordicimila piedi americani, Sean Villanueva O’Driscoll ha fatto scuola sulle guglie patagoniche. Portarlo a 6.000 metri significa aggiungere alla scalata la quota, il recupero che non arriva, la logistica dei depositi e il meteo che decide. Qui si nasconde l’eccezionalità dell’impresa di Stefano Ragazzo e Silvia Loreggian.
Eternal Flame fu aperta nel settembre 1989 da Kurt Albert, Wolfgang Güllich, Christof Stiegler e Milan Sykora, 650 metri sullo sperone sud della Nameless, e per vent’anni ha respinto i migliori: la prima libera è dei fratelli Thomas e Alexander Huber, agosto 2009. Ragazzo l’ha salita in solitaria dal 17 al 26 luglio 2024, nove giorni da solo in parete. Stavolta ci è arrivato dopo cinque giorni consecutivi di movimento, con Loreggian, senza mai scendere.
Loreggian ha riassunto la parte più dura nella capacità di “continuare a muoverci dentro una stanchezza sempre più profonda”, restando lucidi abbastanza da capire quando fermarsi. Sul Monk si sono fermati.

