Le elezioni del CONI hanno confermato, in modo autorevole e massiccio, Giovanni Malagò alla presidenza. Eletta anche la nuova Giunta che conta ben 5 donne all’interno, di cui due sono state nominate vicepresidenti: Silvia Salis (vicario) e Claudia Giordano. Fanno parte del direttivo anche Norma Gimondi, Giovanni Copioli, Luciano Rossi, Luciano Bonfiglio, Gabriele Gravina, Marco di Paola, Antonella Del Core, Paolo Pizzo, Emanuela Maccarani, Giovanni Gallo e Sergio D’Antoni.

La massiccia presenza di donne in Giunta, che in qualche modo contrasta con l’unico voto preso da Antonella Bellutti per la presidenza, ha riacceso l’attenzione sulla questione femminile nello sport.

A domanda specifica riguardo il caso di Lara Lugli (qui la notizia), subito dopo le elezioni, il presidente Malagò ha ricordato, anche in modo sibillino: “Sono rimasto zitto, ma ho parlato con la ragazza. E’ una storia triste e sbagliata, che non si può accettare. Poi ho parlato con il presidente della Federvolley e mi ha spiegato un pezzo di storia che non era stata raccontata…”.

Oggi Assist (Associazione Nazionale Atlete) che ha sostenuto la battaglia di Antonella Bellutti alla presidenza del CONI, ha risposto al presidente.

“Restiamo allibiti nel constatare come il presidente Malagò e il presidente della Fipav Manfredi non siano finora riusciti a comprendere la gravità del caso Lara Lugli.

Il problema, proviamo a rispiegarlo, non sono i soldi – che comunque Lara ha diritto ad avere, visto che ha lavorato – ma la vergognosa clausola anti-maternità e la conseguente citazione dove si parla espressamente di “danno procurato dalla maternità dell’atleta”.

Forse i due alti dirigenti dovrebbero consultarsi con qualche costituzionalista e con qualche giuslavorista: a quel punto sarebbe loro chiaro che la gravità di quanto accaduto non consente né all’uno né all’altro di lavarsene le mani. Non sembra invece così dalle dichiarazioni di Malagò sul caso Lugli, rilasciate ieri alla stampa a margine della sua rielezione.

Il CONI, incredibile doverlo ricordare, è un ente pubblico che ha il dovere (non solo morale) di vigilare sull’operato delle Federazioni. In particolare, ha l’obbligo di verificare che esse agiscano rispondendo a quanto previsto nei Principi fondamentali, nel Codice Etico e nello Statuto CONI, cui le Federazioni devono attenersi.

Ricordiamo al presidente Malagò, ma anche da ieri alle sue nuove vicepresidenti, quanto scritto proprio nello Statuto del CONI”

Seguono gli articoli dello Statuto che richiamano ai principi di pari opportunità e di controllo da parte del CONI nei confronti dell’operato di Federazioni e Società sportive.

“Rassicuriamo il Presidente del CONI – conclude il comunicato di Assist – che non vi è alcuna “aggiunta non nota” alla vicenda di Lara Lugli, raccontata in questi due mesi da circa 70 testate nazionali e internazionali.

La vicenda è tristemente chiara e potremmo definirla persino ordinaria, se non fosse che mai avevamo visto una citazione in giudizio per danni a causa di una maternità. Mai si era arrivati a tanto.

Ci chiediamo come mai il presidente Malagò e il presidente della FederVolley Manfredi abbiano finora avuto solo conversazioni private con l’atleta e non sia stato diffuso un solo comunicato stampa ufficiale a sostegno di Lara Lugli.

Un comunicato ufficiale che stigmatizzasse l’operato del Club e che fosse da doveroso monito a tutte le associazioni sportive che stipulano scritture private per regolare i propri rapporti con le atlete.

Ci chiediamo come mai alla società sportiva in questione non sia stato contestato alcun provvedimento disciplinare per la grave condotta tenuta. Comportamento che va ben oltre il fatto che abbiano stipulato un accordo economico (cosa peraltro di prassi nella pallavolo italiana ancorché dilettantistica).

Ci chiediamo come sia possibile che due alti dirigenti dello sport italiano, nella loro funzione di garanti dei valori del comparto loro affidato, non riescano davvero a comprendere la gravità anche sotto il profilo etico e morale di questa vicenda e non sentano la responsabilità di dover impedire che Lara Lugli il 18 maggio sia costretta a  comparire in Tribunale, messa sotto accusa da chi si ritiene danneggiato dalla maternità. Le parole di circostanza e le “pacche sulle spalle”, non bastano. Non da parte di chi ha il dovere istituzionale di fare sì che fatti di tale gravità non accadano più.

Davvero Malagò e Manfredi, a discapito delle loro prerogative e dei doveri discendenti dalla loro posizione di vertice, non sono capaci di far ritirare la citazione alla società sportiva e neppure di agire con un’azione di moral suasion?

Come mai, ci chiediamo, non sono stati in grado finora di spiegare al Volley Pordenone il gravissimo danno d’immagine che questa vicenda sta procurando allo sport italiano e alla pallavolo italiana?

Concludiamo dicendo che, invece di lasciare intendere che ci sia un “non detto” nella storia di Lara, forse per Coni e Fipav, sarebbe l’ora di ascoltare i suggerimenti giunti copiosi dal mondo istituzionale e sindacale. Sono infatti sempre di più le personalità che chiedono di intervenire e che, siamo certe, il 18 maggio, saranno al fianco dell’atleta, di Assist, delle associazioni che stanno intervenendo e di migliaia di cittadine e cittadini che ci stanno scrivendo indignati.”

Sarà a questo punto interessante vedere come deciderà di rispondere il nuovo governo del CONI.

foto coni.it

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