Viaggiare in biciclettaTurismo outdoor bello se sostenibile: l'esempio delle falesie del Finalese

Turismo outdoor bello se sostenibile: l’esempio delle falesie del Finalese

Nel Finalese, una delle capitali europee dell’arrampicata in falesia, nei primi giorni di gennaio le vie sono risultate molto frequentate nonostante divieti attivi in diversi settori. Lo ricordano alcune giornali e testate locali. Ricordiamo che le limitazioni non sono arbitrarie: tra il 1° gennaio e il 31 luglio alcune pareti vengono chiuse, in modo temporaneo o permanente, per tutelare la nidificazione di rapaci e altre specie sensibili. È in questi mesi che falchi e altri predatori utilizzano nicchie e cenge per riprodursi, e la presenza costante di persone può costringerli ad abbandonare aree storicamente idonee.

Gli stessi ambientalisti che operano sul territorio non mettono in discussione il valore turistico dell’arrampicata. Al contrario, riconoscono che si tratta di un volano importante, capace di attirare appassionati anche in inverno, con benefici evidenti per strutture ricettive e servizi locali. Il punto critico è un altro: l’informazione. Molti praticanti non sono consapevoli dei divieti stagionali, che spesso non vengono segnalati con sufficiente chiarezza né sui luoghi fisici né su alcuni canali di promozione turistica.

In questo quadro, iniziative come quelle di Finale Outdoor Region rappresentano una buona pratica: informazione aggiornata, richiami espliciti al rispetto delle regole, attenzione al contesto ambientale. Ma non basta. Senza una segnaletica più evidente, controlli nei periodi di maggiore afflusso e una comunicazione coerente da parte di chi promuove il territorio, il rischio è che la pressione antropica superi il limite di equilibrio.

Il tema riguarda l’arrampicata, ma non solo. Vale anche per chi viaggia in bici, per chi pratica kayak, surf o trekking: il turismo outdoor funziona se è compatibile con i tempi e le esigenze della natura.

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Redazione
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