TUTTICITTì: un Manifesto per lo sport e una proposta di legge che non convince

Ieri ho assistito alla presentazione della proposta di legge per l’Istituzione del Fondo Nazionale per l’impiantistica sportiva nazionale. Presentazione fatta in occasione di “TUTTICITTÌ, facciamo squadra per lo sport italiano” iniziativa realizzata da veDrò, un Think net – così si definiscono – che riunisce i protagonisti più giovani e dinamici della vita del Paese. In pratica il gruppo creato da Enrico Letta. Ho partecipato con entusiasmo essendo stato invitato in qualità di segretario della Federazione di Arrampicata (eppoi ho 46 anni!). Un entusiasmo che mi ha portato ad approfondire il tema della diffusione della pratica sportiva nelle scuole e a rispolverare anche vecchie proposte di legge al riguardo. Non sapendo di cosa si trattava pensavo valesse la pena di arrivare preparato e, soprattutto, in grado di fornire il proprio piccolo contributo di idee alla causa.
La prima sorpresa (e delusione) è stata quella di trovarmi di fronte un evento più mondano che di sostanza. Forse gli stessi CT attori protagonisti del “Manifesto di veDrò” si saranno ricreduti dello spettacolo andato in scena. Personalmente ho visto troppo show (anche non di eccelso livello) e poca sostanza. A cominciare dal conduttore della serata, Andrea Vianello, che ha esordito palesando la sua poca conoscenza dello sport. Si è visto; si poteva preparare meglio ed evitare domande del tipo: “Cosa pensavi mentre vincevi l’oro olimpico”. Gli oltre 50 ragazzi presenti in sala avrebbero saputo fare di meglio….
Sul palco il “Think net” era rappresentato dai CT Mauro Berruto, Massimo Barbolini (nazionale femminile di pallavolo), Claudio Ravetto (nazionale di sci alpino) e Stefano Cerioni, in aggiunta i due campioni Chechi e Sanzo. Assenti Pianegiani, Prandelli, Josefa Idem.
In prima fila, per la prima volta non protagonisti ma spettatori, i due competitor al “soglio” CONI Raffale Pagnozzi e Giovanni Malagò, un outsider come Luca Pancalli, Vincenzo Parrinello, Di Tommaso, Ernesto Albanese (orfano di Roma 2020, evidentemente alla ricerca di un “lavoro”) e buona parte dello sport che conta. Ho riconosciuto anche qualche parlamentare, tipo la Melandri, poca roba…
Veniamo ai contenuti. Mauro Berruto ha realizzato una presentazione di sicuro effetto: il compito di un CT è quello di sviluppare la capacità di emozionarsi e questo bisognerebbe insegnare alle elementari. Peccato che Mauro ha citato una dozzina di personaggi, senza riuscire a nominare almeno una volta De Coubertin. E si che ce ne sarebbe stato bisogno, se solo i thinker di veDrò l’avessero letto: il manifesto in 10 punti prodotto in un anno di lavoro (cultura dello sport è: rivoluzione, democrazia, educazione, formazione, socialità, sviluppo, salute, investimento, pensiero strategico e responsabilità) non è altro che la convinzione del barone che lo sport era in grado di formare ottimi cittadini. Il sogno di un mondo migliore attraverso lo sport non è cosa recente, ed è il vero motivo per cui De Coubertin fece rinascere le Olimpiadi. Insomma una rivoluzione borghese che contrastava con l’altra forza rivoluzionaria, quella socialista.
Torniamo a ieri. Dopo aver volato alto con Berruto, siamo atterrati, male, con il progetto di legge. A parole l’idea di proporre un fondo per l’impiantistica sportiva scolastica può apparire meritoria. Nei fatti è demagogica. La sostanza della proposta probabilmente la trovate spulciando in internet. Non mi soffermo nel descriverla. Il punto debole è che si vogliono stanziare 200 milioni all’anno per impianti sportivi nelle elementari per fare cosa? Chi dovrebbe insegnare l’educazione motoria ai bambini, il maestro unico, che a stento riesce a spiegare come si scrive? Sappiamo tutti, soprattutto quelli che hanno figli piccoli (come Berruto, Barbolini e Sanzo ci hanno ricordato, a proposito, io ne ho tre…) che l’attività sportiva, soprattutto alle elementari, è demandata alle società sportive che, per promozione e passione, investono tempo e risorse. Perché non aiutare le società, invece di prevedere fondi per strutture che prima delle palestre avrebbero bisogno di essere sicure e efficienti? Inoltre che bisogno c’era di una nuova proposta bipartisan quando ce ne sono almeno 2 del 2008 praticamente sugli stessi temi (a firma di Giovanni Lolli, evidentemente la sinistra PD non sa cosa fa la destra PD… ma questo è un altro argomento)?
Quello che sinceramente mi ha lasciato interdetto è la faciloneria con la quale si vuole far passare la proposta di legge presentata come la leva in grado di aumentare la pratica sportiva di base e portare altri 4 milioni di bambini sui campi… Possibile che gente di sport come Barbolini, Idem, Chechi, ecc… creda che tutto si risolve in nuove palestre alle elementari?
In occasione di SportDays 2011 un altro grande della pallavolo, Franco Bertoli, in qualità di delegato nazionale CONI per i sani stili di vita presso il Governo, disse qualcosa di molto più profondo. Cito a memoria: “A settembre, ogni anno, apre un business che coinvolge circa 4milioni di persone. E’ quello dell’attività sportiva dei ragazzi. Un business che pesa sulle famiglie con costi variabili dai 300 ai 1000 euro l’anno, spesso pagati in anticipo, a settembre.” Perché la verità è questa, l’attività sportiva non si fa a scuola, dove i docenti non sono pronti e ci vorranno forse 50 anni prima che lo saranno (quelli delle elementari forse mai). Che ci siano palestre o solo un campo di calcio cambia poco. La vera attività sportiva è quella dopo-scuola, che è costosa e sta diventando sempre più un lusso. Visto che a “Tutticitti” si è parlato dei propri figli, mi concedo la licenza di farlo anche io. Con tre figli di 12, 10 e 5 anni spendo 1500 euro l’anno circa per fargli fare attività sportiva. Il 90% dell’importo pagato subito, a settembre, o al massimo in 2 rate (a gennaio). Vogliamo rendere l’attività sportiva veramente alla portata di tutti? Impieghiamo fondi per finanziare questo sforzo delle famiglie. Un aiuto che può essere realizzato attraverso il pagamento degli interessi sul debito (in modo da non veder levitare i costi se uno deve ricorrere al credito al consumo per pagare a rate), oppure il finanziamento totale dell’importo per fasce di età particolari (dai 5 ai 10 anni, pe, l’attività presso una società sportiva CONI la paga lo Stato).
La presenza di tanti dirigenti CONI in prima fila mi ha ricordato inoltre, cosa non meno importante, che se proprio si vuole aiutare lo sport, che si definisca finalmente un contributo fisso e immutabile per il CONI, altrimenti ostaggio dei partiti, essendo costretti i massimi vertici ad un pellegrinaggio estenuante presso il Governo di turno per poter proseguire l’attività.
Dopo l’ennesima battuta di Vianello e l’annuncio che di lì a poco sarebbe arrivato anche il ministro Gnudi, mentre il faccione di Pianegiani mi ricordava che bisogna sostenere questa proposta perché… bla, bla, bla, mi sono alzano e me ne sono andato, chiedendomi: “tempo perso?”
Antonio Ungaro

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