Il 2022 rischia di essere ricordato più per le personalità che ci hanno lasciato che per le cose belle accadute. Peccato, infondo quest’anno è stato il primo veramente post-pandemia e forse la voglia di viaggiare e riabbracciarci avrebbe dovuto avere il sopravvento su tutto.
Invece si apre con la guerra nel cuore dell’Europa che da latente (conflitto nel Donbass) diventa conclamata. Solo le anime candide (e quelle in malafede) si sono scandalizzate per l’aggressione della Russia… ma lasciamo perdere. Come ricaduta, nel mondo dello sport, la guerra ha portato alla gara di solidarietà nei confronti degli sportivi ucraini, che rappresentano, in alcuni sport, l’eccellenza mondiale. Altro riflesso, non secondario, l’uscita di scena degli sportivi e delle squadre russe da campionati internazionali. Negli sport individuali chi ha accettato di competere sotto la bandiera CIO l’ha continuato a fare, chi invece si è sentito più vicino a Putin ha smesso, almeno per qualche mese, di giocare. Singolare, da questo punto di vista, la storia di Medvedev, costretto a saltare Wimbledon (tennis) e nonostante ciò salito ai vertici della classifica ATP.
Se guardassimo lo sport italiano solo dall’ottica del calcio, potremmo dire che è stato un anno disgraziato, almeno per noi. A marzo veniamo buttati fuori dal Mondiale dalla Macedonia del Nord. Succede per la seconda volta consecutiva e questa volta non possiamo dare neanche la colpa a Ventura: Mancini è più telegenico del tecnico genovese e poi lo scorso anno ha vinto l’Europeo.
Sempre per restare nel ‘pallone’, la scomparsa di Mihajlovic (prematura e per questo più tragica) e di Pelé chiudono un anno nero che neanche la splendida finale del Mondiale ha saputo risollevare. Anche perché il successo argentino è apparso più pilotato che meritato, e poi l’incapacità dei sudamericani di mostrare fairplay ha reso un pessimo servizio a questo sport.
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Abbandonato il calcio al suo destino, possiamo dire, come ha ricordato Malagò in diverse occasioni, che lo sport italiano si conferma una delle eccellenze mondiali. I Mondiali di nuoto e Pallavolo (maschile), Bagnaia in Moto GP, Jakobs europeo e il ciclismo, trascinato da Filippo Ganna (che record dell’ora!) e dalla pista femminile, sono la faccia bella dell’Italia dello sport. Quella che spesso lavora in silenzio e senza clamori, con poche o ridotte risorse, ma in grado di entusiasmare.
Continuiamo a soffrire nella pallacanestro e credo che neanche Banchero, caso mai accettasse, potrebbe risollevare le sorti della nostra Nazionale. Forse sarebbe il caso che si pensasse ad un cambio dei vertici federali, sulla cresta da troppi anni. Intanto dall’altra parte dell’Oceano, lì dove la pallacanestro è cosa seria, Golden State in primavera si mette al petto il settimo titolo poi, ed è storia di questi giorni, Luka Doncic scrive la storia con una tripla doppia (60+20+10) che fa impallidire tutti. Se devo scegliere lo sportivo dell’anno, alla fine dico lui.
Guardo il calendario e vedo che mancano poche ore alla fine del 2022 e penso: ‘E’ già finito?’ Il tempo corre più velocemente di quando avevo venti anni. Non ho ancora metabolizzato l’elezione di Trump, il colpo di stato del 6 gennaio 2021, l’elezione di Johnson e la brexit che già tutte queste cose fanno parte della storia. Il magnate americano forse verrà anche rieletto, se non viene arrestato prima. Boris ha lasciato la Gran Bretagna in macerie e probabilmente tornerà da salvatore della patria.
In Italia abbiamo scaricato Draghi (pensavo avrebbe fatto meglio) e imbarcato il primo governo di destra della storia repubblicana, i cui primi passi non possono che fare contenti i suoi elettori, non certo il sottoscritto, che si colloca all’opposto.
Il mondo si è diviso sulla guerra in Ucraina. In Occidente ci siamo scandalizzati; tutti gli altri hanno pensato: ‘un’altra guerra… e che sarà mai!’. Cinica e tragica, ma ci dovremmo chiedere per quale motivo oltre il 70% della popolazione mondiale non ha votato le risoluzioni di condanna a Putin. Forse qui in Occidente abbiamo una visione distorta delle cose della Terra.
La quale continua a peggiore, per colpa di noi ‘boomers’, che godiamo e consumiamo come cicale. I nostri figli non ci apprezzano per questo e quando qualcuno di loro si alza per protestare riusciamo solo a dire: ‘ma che ne sai tu.. io ai miei tempi… il ’68 e il ’77 e gli anni di piombo…’. Magre argomentazioni in un paese, come l’Italia, in cui sei ragazzo fino ai 55 anni, poi improvvisamente vecchio e da parcheggiare.
Il nostro problema, credo, è che non siamo stati in grado di trasformare i bei sogni che avevamo in realtà. Per questo restiamo affascinati da chi, come i guru degli algoritmi, alla fine sono diventati ricchi smanettando su un computer. Però, per citare Alberto Sordi in ‘finché c’è guerra c’è speranza’, a qualcuno tutte queste ricchezze le hanno dovute sottrarre.. e così torniamo alla guerra in Ucraina, e non solo a quella.
Buon 2023 a tutti
