Dal sorriso di Victor Campenaerts (a Leon di Nevache) sul Monginevro alle lacrime di Ben Turner (Ineos Grenadiers), la Vuelta è una festa di sentimenti e diverse espressioni. Una Vuelta di confine, dall’Italia all’ultima tappa in Francia e—domani—finalmente la Spagna.
Chi sperava di assistere, sulle prime rampe dopo Susa, alla fuga risolutrice della quarta tappa italiana del Giro di Spagna è rimasto un po’ deluso ma c’è sempre qualcuno o qualcosa che vince nel ciclismo : la storia di questa frazione non c’è stata, anche se, in classifica, le acque si sono agitate un pochino.
Un po’ di bollicine ai vertici di classifica con David Gaudu (Groupama–FDJ) che ruba la maglia rossa dalle spalle di un sereno Jonas Vingegaard (Visma‑Lease a Bike), e un vincitore di tappa inatteso: Ben Turner, che liquida il favorito scontato Jasper Philipsen (Alpecin‑Deceuninck) grazie all’aiuto perfetto della sua Ineos Grenadiers, e in particolare di Michael Kwiatkowski, capaci di pilotare nel finale un ragazzone che piange lacrime di felicità sul podio della frazione italo-francese.

Sorrisi, incitamenti, borracce da passare e poi raccogliere in premio per l’attesa ai bordi della strada che sale da Cesana Torinese verso il Monginevro e poi l’Autaret… ma sarà già Francia e la prima Vuelta in Piemonte un bel ricordo. Poi molte storie di ciclismo che parlano sempre la stessa lingua, anche in un Giro di Spagna che passa dall’Italia e dalla Francia. Quella lingua della passione e dei punti di riferimento che non devono per forza essere i numeri uno del momento, anzi.
Nella quarta tappa italiana di una partenza “Made in Italy” così insolita che molti, al di fuori di Torino e dintorni, non se ne sono accorti (complice una distratta Mamma Rai), ecco su un tornante spuntare il cartello scritto a pennarello sul cartone che saluta l’amico Marco (Pantani?) e Victor Campenaerts. Lo esibisce con fermezza e dignità il giovane Leon, la bici da corsa appoggiata sul ciglio, da Nevache a Cesana, sulle rampe del Monginevro in senso opposto alla corsa. Si piazza in un tornante e attende che volino borracce e sorrisi:
“Ce ne sono di campioni da tifare ma io aspetto un uomo squadra come Campenaerts, un simbolo del mio ciclismo; lo aspetto come si fa in molti, qui al bordo, molti come me appassionati sulle strade delle corse a tappe”.
Arrivano le ammiraglie della testa della corsa, annunciate da una pletora di moto della Polstrada (veri califfi protettori del gran ciclismo). Passa l’inizio corsa, poi il gruppetto con la fuga — la prima fuga a cui aggrapparsi in questa tappa che sale presto al confine alpino fra Italia e Francia. C’è il Monte Chaberton (3.131 m) che guarda storto il Monginevro. Lo invidia per un giorno: lui bello e alto, specchio di tramonti e luci di montagna che fanno sognare altissimo, mentre il Colle del Monginevro (1.860 m) è al centro di uno spettacolo, che arranca su una strada ampia, la quale sale lenta e non sembra fare male ma invece picchia in testa, se ci vuoi credere. Alla salita. Un bel valico che collega la Val di Susa, in Piemonte, con la Briançonnais, area della Provenza-Alpi–Costa Azzurra. Un colle che devi fare se cerchi altre montagne più alte e storiche su cui cimentarti, qui dove finisce l’Italia e inizia la Francia.


Leon lo sa bene. Viene dalla Val de Névache – la Valle della Clarée, la più a monte di Briançon partendo dalla Francia. Leon ha le idee chiare. Tifa per un uomo squadra. Si chiama Victor. È CAMPENAERTS. Leon si accontenta. Non cerca affatto l’elicottero delle riprese TV (che, peraltro, non ci sono ancora: la corsa è scattata un’ora prima da Susa). Il suo cartello di cartone per Campenaerts chiede solo un sorriso, che arriva puntuale seguito da una borraccia… Victor lo ha visto. Dalla pancia del gruppo. Sì, si è messo sul lato sinistro di un Monginevro insolitamente muto del traffico quotidiano ma allegro e scanzonato: con la melodia delle ammiraglie per lo più elettriche, delle moto al seguito, delle biciclette filanti… L’uomo squadra passa lento in un tratto al 10 percento. Il suo sorriso fa un fuoricorsa, si stampa sul cartone di Leon. Go! Go! Go! C’è scritto anche. E c’è una data appuntata in un angolo del cartellone: “4 settembre” – “Bar Gaspard” – save the date, un invito per Victor o per chissà… È il ciclismo che sorride. E avanza. Basta un sorriso per essere felici sul Monginevro.
Risultati della 4ª tappa (Susa → Voiron — 206,7 km)
- Vincitore di tappa: Ben Turner (Ineos Grenadiers)
- 2º: Jasper Philipsen (Alpecin‑Deceuninck)
- 3º: Edward Planckaert (Alpecin‑Deceuninck)
Classifica generale dopo la tappa 4
- 1.David Gaudu (Groupama–FDJ) — maglia rossa, in testa con lo stesso tempo di Vingegaard ma avanti per piazzamenti migliori
- 2.Jonas Vingegaard (Visma‑Lease a Bike) — stesso tempo, secondo per classifica avulsa
- 3. Giulio Ciccone (Lidl‑Trek) — +8” dalla vetta
