Sette candidati per la presidenza del Cio: Coe favorito per raccogliere l’eredità di Bach. Si rinnova il vertice del Cio, la presidenza che vale nel mondo dello sport la carica più prestigiosa e influente, un ruolo che si muove a metà strada tra diplomazia internazionale e gestione aziendale, in un’organizzazione che amministra l’enorme macchina dei Giochi Olimpici, in ogni forma, evento seguiti da miliardi di persone e che muovono flussi economici di portata colossale.
Il 20 marzo prossimo, a Costa Navarino, in Grecia, 111 membri del Comitato – tra cui miliardari, capitani d’industria, dirigenti di federazioni sportive internazionali e membri di famiglie reali – saranno chiamati a votare per scegliere chi guiderà l’organizzazione più potente e ricca dello sport mondiale. In corsa per la successione del presidente in carica da 12 anni Bach ci sono sette candidati, ma il favorito appare chiaro: si tratta del britannico Lord Sebastian Coe, 68 anni, attuale presidente della World Athletics ed ex campione olimpico dei 1500 metri piani. Il suo nome è quello che circola con maggiore insistenza, forte di un programma che punta a dare agli atleti un ruolo centrale nelle decisioni del Cio, promuovere la sostenibilità e favorire l’uso della tecnologia, temi particolarmente sensibili alle nuove generazioni.
Accanto a lui, nella corsa alla presidenza, ci sono figure di spicco del mondo sportivo internazionale, come Kirsty Coventry, ex nuotatrice olimpica e oggi ministro dello sport dello Zimbabwe; Juan Antonio Samaranch Junior, figlio dello storico presidente del Cio, che rappresenta la Spagna e ha costruito la sua campagna puntando sull’apertura al dialogo con il mondo delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina; David Lappartient, presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale; Feisal Al Hussein di Giordania; Morinari Watanabe, presidente della Federazione Internazionale di Ginnastica; e Johan Eliasch, leader della Federazione Internazionale Sci.
Chi prenderà il posto di Thomas Bach erediterà un’organizzazione centrale non solo per lo sport, ma anche per l’economia globale. Il prossimo presidente dovrà affrontare sfide decisive, a partire dall’inclusione e dal rispetto delle diversità, comprese quelle legate al mondo LGBT+, e trovare nuovi modelli economici che permettano agli atleti di beneficiare di maggiori risorse anche al termine delle carriere sportive.
