UR Capitolina, “yes we can” anche nel 2014_2015

UR Capitolina, “yes we can” anche nel 2014_2015
URC, Unione Rugby Capitolina, UR Capitolina

Un momento della presentazione della stagione 2014/2015 della UR Capitolina

Lo scorso anno la presentazione della stagione della UR Capitolina si era celebrata addirittura in Campidoglio, ospiti del Sindaco Marino e dell’allora neo Assessore alle Politiche sportive e Stili di vita Luca Pancalli.
A distanza di un anno la partenza della nuova stagione viene celebrata in un contesto diverso, non per questo peggiore, sicuramente più consono allo stile british proprio di questa società che vive, educa e insegna il rugby.
Campo di via Flaminia, ore 11,30: “Il bilancio della scorsa stagione – ha detto il vice presidente Alessandro Masetti nel salutare i giornalisti presenti – è sicuramente positivo, anche se in presenza di una retrocessione. Questo perché il campionato di Eccellenza ha permesso a tutti noi di comprendere i nostri limiti, spostare di conseguenza l’asticella e di crescere. Ripartiamo da dove dovevamo essere lo scorso anno se non avessimo precorso i tempi, consapevoli che una nuova promozione, nel breve medio periodo, è alla nostra portata. Lotteremo per questo.”
La UR Capitolina è, almeno fino ad oggi, una mosca bianca nel panorama del rugby nazionale. L’unica società in Italia in cui dal minirugby alla prima squadra si paga per giocare. La scelta fatta sei anni fa di uscire dalla logica della “Eccellenza a tutti i costi”, per sposare un programma che prevedeva la valorizzazione del vivaio e dell’attaccamento alla maglia, ha portato, nello spazio ristretto ed imprevisto di 4 anni, al ritorno in Eccellenza. Con una formazione frutto del vivaio e che non ha stravolto la sua filosofia per evitare la retrocessione. Che è puntualmente arrivata: “La società – dice capitan De Michelis – poteva scegliere di investire risorse su qualche straniero oppure nel vivaio. Si è scelta la seconda strada, consapevoli che nel medio periodo questo ci permetterà di acquisire quella forza necessaria per restare in Eccellenza più a lungo.”
Ed infatti, per quanto sempre evocata durante la conferenza stampa di presentazione, l’Eccellenza perduta non ha cambiato il giudizio sulla stagione conclusa e neanche le prospettive per quella che si apre. “Dal punto di vista tecnico – ha detto il Direttore Generale della URC Daniele Pacini – il primo XV ha cambiato la conduzione, salutando Andrea Cococcetta, che è andato al CUS, e investendo di nuove responsabilità Marco Orsini, già Direttore dell’area Tecnica e adesso anche allenatore della prima squadra. Un cambio in perfetta continuità “acquilana” che sottolinea la volontà della società di lavorare ancora di più sul vivaio, avendo Marco attraversato tutti i ruoli di allenatore nella società capitolina.”
Il vero successo della URC è l’attività con i giovani. Lo scorso anno sono stati tesserati circa 490 atleti, 110 dei quali agonisti (dagli U16 al primo XV). Il minirugby rappresenta quindi un “asset” fondamentale per il club (“I migliori tecnici di solito li riserviamo al minirugby” – ha detto Pacini), la vera ricchezza su cui investire nonostante le difficoltà che un così grande numero di tesserati comportano. Impossibile, per esempio, per la contiguità con il parco di Veio, pensare di potenziare l’offerta sportiva anche al settore femminile, così come adeguare le strutture, come richiederebbe la Federazione qualora si dovesse tornare in Eccellenza, “ma in quel caso – ha ricordato Masetti – la società è pronta a rimodulare la sua strategia tecnica e di gestione delle risorse…”.
Che non vuol dire omologarsi a quanto realizzato dalle altre formazioni in Eccellenza (con investimenti in stranieri e giocatori che provengono da lontano), ma che vuol dire cercare di restare in alto per fare in modo che l’esempio della URC sia considerato un modello vincente e da imitare, e non una stravagante eccezione da guardare con occhio benevolo.
Perché se c’è una speranza per questo derelitto e bistrattato rugby italiano (e per un campionato di Eccellenza di valore veramente basso) questa passa attraverso la crescita dei vivai e la valorizzazione dei sempre più numerosi bambini che, come prima scelta e come non è mai accaduto in precedenza, si ritrovano a giocare con una palla ovale.
La vera sconfitta, per il gruppo di dirigenti e tecnici della UR Capitolina, non sarebbe una nuova retrocessione, ma rinunciare alla loro idea “yes we can”. Una sconfitta, però, che coinvolgerebbe tutto il rugby italiano.
AU

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