URC, Sportradar e Lottomatica insieme per un rugby pulito

URC, Sportradar e Lottomatica insieme per un rugby pulito
Match fixing, URC, Sportradar

L’Unione Rugby Capitolina è la prima società di rugby a ricevere un attestato di partecipazione ad un workshp contro i rischi del match fixing.

Si sono celebrati oggi, in una straordinaria unità di tempo e di luogo, due eventi che hanno molta sostanza e poco delle chiacchiere che tradizionalmente confondono e ammantano il mondo dello sport.
In una straordinaria e non causale coincidenza, infatti, presso l’Unione Rugby Capitolina (URC) è stato presentato il primo workshop formativo sui rischi del match fixing rivolto ad una società di rugby. Contemporaneamente, a poche decine di metri, sui campi della Stella Azzurra, si concludeva, con la giornata dedicata all’All Star Games, il primo camp della NBA organizzato a Roma e rivolto ai migliori giocatori di basket classe 1997 (ci torniamo su questo articolo).
Per match fixing s’intende la manipolazione degli eventi sportivi al fine di procurare ingenti guadagni con le scommesse. Una pratica che il mondo del calcio conosce alla perfezione, essendo questo il suo maggior problema, come le periodiche inchieste della magistratura e (anche se un po’ a rilento) della giustizia sportiva stanno a dimostrare. Di “match fixing si può morire”  ha detto in occasione della presentazione Marcello Presilla, dirigente e di Sportradar, uno degli enti coinvolti nell’iniziativa. “Le scommesse sportive – ha continuato – sono uno dei parametri per valutare lo stato di salute e popolarità di uno sport. Ma quando il condizionamento esterno diventa pressante e il risultato falsato la regola, lo sport implode e rischia di morire.”
Per questo motivo, da tempo, la Federcalcio, anche attraverso società come Sportradar e concessionarie come Lottomatica, con il supporto attivo dei Monopoli, si sta attivando per sensibilizzare i giocatori, soprattutto i più giovani, sui rischi derivanti da questa pratica. “Perché per diventare complici o rotelle di un ingranaggio pericoloso ci vuole poco – ha raccontato lo stesso Presilla -. Una parola tra amici, un’idea o la possibilità di un guadagno facile… una tentazione e un senso di appartenenza che alla fine ti portano a scivolare nel sistema.”
Nessuna disciplina si può considerare immune da questo fenomeno, che ha fatto il suo esordio nello sport moderno con lo scandalo che coinvolse i White Sox nel 1919 e che ha attraversato periodicamente boxe, cricket, sumo, calcio, football australiano, ippica, basket….
Ma c’è effettivamente bisogno di allargare lo sguardo ad uno sport, come il rugby, che non ha ancora affrontato questa piaga, almeno stando a quanto la storia sportiva e penale racconta (nessun caso in 150 anni di vita)? Un dubbio che sinceramente ci siamo posti mentre sul tavolo si alternavano i relatori ottimamente coordinati da Alessandro Cini, collega dal solido background in questo settore, oltreché commentatore anche per Sport24h.it.
La risposta la fornisce lo stesso Cini: “Da tre anni a questa parte il numero complessivo delle scommesse sul rugby è aumentato in maniera esponenziale. Una giornata di English Premiership ormai raccoglie in media 1 milione di euro, con punte massime di 3. In Italia un singolo match di Eccellenza riceve scommesse per circa 150.000 euro. Bruscolini se parametrati agli importi che muove il calcio, ma somme interessanti a livello assoluto. E dove c’è guadagno c’è criminalità organizzata.”
Per questo motivo, prima che venga aperto un vaso di pandora da esiti imprevedibili (perché insisterebbe su uno sport dove i guadagni sono inesistenti), l’Unione Rugby Capitolina ha accettato di essere apripista di questa iniziativa.  “Lo scopo di questa società sportiva è quello di educare e non solo di formare campioni – ha detto in occasione della presentazione il vicepresidente Alessandro Masetti – per questo motivo abbiamo accettato di buon grado l’iniziativa proposta da Sportradar e realizzata anche grazie al prezioso contributo di Lottomatica.”
Il workshop è stato realizzato, sempre nella giornata di giovedì, con la prima squadra e le categorie giovanili, fino agli U16. E’ un format già utilizzato per il calcio e opportunamente riadattato, consistente in un incontro con atleti, dirigenti e tecnici, durante il quale vengono affrontati tutti i meccanismi di realizzazione di un match-fixing. “Il più banale dei quali – ha continuato Alessandro Cini – non è quello di modificare il risultato di una partita, ma di condizionare alcune fasi di gioco, come una mischia o un drop.” Poco male, verrebbe da pensare, visto quanto accade sui campi di calcio o sugli stessi rettangoli di rugby, il cui problema maggiore, a nostro avviso, non sono certo le scommesse ma il pessimo livello degli arbitri (almeno per quanto riguarda l’Italia) e il doping (soprattutto l’emisfero australe). Pero di match fixing si può morire… perché rischiare?
AU

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