
Carlos Alcaraz supera Novak Djokovic nella prima semifinale degli US Open 2025 con un netto 3 a 0, 6-4 7-6(4) 6-2 in 2 ore e 23 minuti. È la terza finale Slam consecutiva del 22enne spagnolo (la settima in carriera) e la seconda a Flushing Meadows, dove nel 2025 non ha ancora lasciato un set: impresa che allo US Open non si vedeva dal 2015 (allora fu Federer). Domenica sfiderà Jannik Sinner per la terza finale Major dell’anno tra i due: con l’azzurro in campo, Alcaraz dovrà alzare il trofeo per riprendersi il n.1 del ranking.
La partita
Nel primo set Alcaraz parte a razzo e mette subito le mani sul set: nel game inaugurale spinge con il dritto, si costruisce due palle break e converte la seconda. Il 2-0 arriva in un lampo, con Djokovic che prova a rallentare gli scambi usando lo slice di rovescio e variazioni di ritmo, ma lo spagnolo tiene la linea di fondo e, soprattutto, il servizio: pur mettendo in campo “solo” il 56% di prime, quando la prima entra è letale (chiuderà il match con l’84% di punti vinti con la prima). Nole fatica di più a capitalizzare il suo servizio: la prima gli entra al 60%, ma il serbo si ferma al 66% di punti vinti con la prima e non vede palle break. Alcaraz difende ogni turno con ordine, accumula 7 ace contro i 4 dell’avversario, amministra il vantaggio e chiude 6-4 in 48 minuti senza mai dare l’idea di sbandare.
Il secondo set cambia registro e si fa battaglia. Djokovic entra meglio negli scambi, aggredisce la seconda di Carlos e scappa 3-0 con l’unico break della sua partita (chiuderà 1/1 sulle palle break). L’inerzia sembra girare, il pubblico dell’Arthur Ashe si scalda, ma Alcaraz non si scompone: alza la soglia fisica, regge i palleggi lunghi, trova un paio di passanti che spaccano il parziale e rientra fino al 3-3. Il serbo prova a rimettere il naso avanti con qualche soluzione corta e attacchi in controtempo, però la costanza di pressione dello spagnolo in risposta fa la differenza: a fine giornata i punti vinti in ribattuta saranno 38 per Carlos contro 26 per Nole. Si approda al tie-break, unico della semifinale: mini-break immediato di Alcaraz, Djokovic rientra fino al 3-4 ma lo spagnolo, più esplosivo sulle prime due accelerazioni, risale 6-4 e chiude il parziale con autorità. Qui pesano anche i dettagli: i 5 doppi falli complessivi di Nole (contro i 2 di Carlos) incidono nei momenti caldi.
Nel terzo set affiora la fatica del 38enne serbo, che riceve un rapido trattamento alla spalla e perde campo negli scambi prolungati. Sul 2-1 Alcaraz costruisce due palle break con pressione costante sulla seconda, Djokovic cede con un doppio fallo e quello diventa lo strappo che spezza la partita. Da lì è un assolo: Carlos consolida, continua a macinare punti al servizio (chiuderà con 14 giochi vinti alla battuta contro gli 11 di Nole) e allunga fino al 6-2. Le piccole strisce raccontano l’andamento: massimo di tre giochi consecutivi per entrambi, ma l’inerzia degli scambi è del murciano, che nei parziali decisivi non concede mai spiragli. Il totale dice 101 punti a 81 per Alcaraz, 19 giochi a 12, e una freddezza superiore nelle sette palle break create e quattro convertite. Djokovic salva quello che può appoggiandosi all’esperienza e a qualche serie di punti (arriva a 6 consecutivi nel momento migliore del secondo set), ma l’intensità di Carlos — 5 punti di fila nel suo picco — e la qualità alla prima palla utile indirizzano la sfida.
Il sipario cala con lo spagnolo che chiude senza aver mai perso un set in tutto il torneo e con l’ennesima dimostrazione di maturità gestionale: quando serve spinge, quando è il momento di contenere gioca percentuali. La stretta di mano al centro e il battito sul cuore di Djokovic al pubblico certificano la resa di un campionissimo che ha dato tutto; Alcaraz, con questi numeri, vola alla finale contro Sinner con inerzia e fiducia.
I numeri che spiegano il match
Sul totale, Alcaraz chiude con 101 punti vinti a 81, 19 giochi a 12 e 14 turni di battuta portati a casa contro 11 dell’avversario. Anche le voci “di potenza” pendono dalla sua parte: 7 ace a 4 e solo 2 doppi falli (Djokovic 5). Nelle strisce, massimo di tre giochi consecutivi per entrambi; nei punti di fila il picco è 6 per Nole e 5 per Carlos. Il bilancio colpi vincenti/errori (dati ATP) fotografa l’inerzia: 31-30 per Alcaraz, 15-30 per Djokovic.
Striscia, storia e scenario
Il successo vale la rivincita su Djokovic dopo Australian Open e Olimpiadi 2024 e allunga a 12 la serie di vittorie consecutive di Alcaraz. Nel 2025 è all’ottava finale di fila, con un record stagionale di 60-6 e sei titoli già in bacheca. Con la finale di domenica, Sinner e Alcaraz diventano la prima coppia dell’era Open a sfidarsi in tre finali Slam nella stessa stagione. In palio, oltre al titolo, anche il trono mondiale: con Sinner in finale, a Carlos servirà il trofeo per tornare n.1.
Djokovic riconosce la sconfitta
«Ho perso tre Slam su quattro in semifinale contro questi ragazzi, quindi sono semplicemente troppo forti, giocano a un livello davvero alto», ha detto Djokovic. «Purtroppo dopo il secondo set sono rimasto senza energie. Penso di averne avute a sufficienza per lottare con lui e tenere il suo ritmo per due set. Dopo ero a corto di benzina e lui ha continuato ad andare».
«È più o meno quello che ho provato quest’anno anche con Jannik. Sì, il formato al meglio dei cinque rende per me molto, molto difficile affrontarli, soprattutto nelle fasi finali di uno Slam».
«Sono contento del mio livello di tennis, ma è la componente fisica il problema. Come ho detto dopo i quarti, in conferenza stampa, farò del mio meglio per rimettere il corpo in condizione di sostenere quel livello e quel ritmo per tutte le ore necessarie», ha proseguito. «Ma non è bastato. È qualcosa che, sfortunatamente in questo momento della mia carriera, non posso controllare».
«Fa parte del tempo che passa e dell’età», ha detto Djokovic. «Mi piace ancora il brivido della competizione. Oggi in campo ho ricevuto ancora un sostegno incredibile dal pubblico. Ne sono molto grato. Mi sono davvero divertito. Sì, è uno dei motivi principali per cui continuo. L’amore che ho ricevuto in giro per il mondo è stato straordinario negli ultimi anni».
