
Novak Djokovic continua la sua corsa allo US Open 2025 a dispetto della schiena, degli anni, del ‘sono troppo vecchio per queste cose..’. Nole continua a stupire e, diciamolo francamente, in questi giorni ha giocato anche un po’ a nascondersi. Sempre che ci si possa nascondere quando si è una leggenda vivente e ‘giocante’ del tennis.
Così succede che il 38enne serbo supera nei quarti di finale l’idolo locale Taylor Fritz con il punteggio di 6-3, 7-5, 3-6, 6-4, al termine di una battaglia durata tre ore e 24 minuti. Un successo che vale la semifinale numero 53 in carriera in un Major e la 14ª sul cemento di Flushing Meadows, traguardo che lo porta a eguagliare Jimmy Connors.
La partita conferma l’imbattibilità del campione serbo contro Fritz, che ora è sotto 0-11 nei precedenti. L’americano ha pagato a caro prezzo un pesantissimo 2 su 13 nelle palle break, non riuscendo a concretizzare nei momenti chiave. Emblematici i game in cui Djokovic ha servito per i primi due set: Fritz ha avuto cinque chance per rientrare nel primo e tre consecutive nel secondo, ma non è riuscito a piazzare la zampata decisiva. E’ evidente che il Nole di questa notte non è quello del passato, ma è anche altrettanto evidente che esperienza e blasone, anche su un campo in cemento, contano quando il braccio deve essere solido e non tremare. Fritz, che ha un carattere da ragazzo di buona famiglia abituato ad avere tutto, soffre in modo netto il carisma di questo serbo venuto da lontano e chissà dove, che non molla mai, neanche quando l’età consiglierebbe una bella vacanza al mare, che di questi tempi è più bello che mai.
«È stata una partita incredibilmente equilibrata, poteva davvero vincere chiunque», ha ammesso Djokovic a fine match. «Lui ha avuto tante occasioni, soprattutto nel secondo e terzo set è stato migliore di me. In questi casi sono pochi punti a decidere e io sono stato fortunato a salvarmi nei momenti cruciali».
Il match si è acceso soprattutto nella terza frazione, quando Fritz è riuscito a strappare il servizio al serbo, sospinto anche da un pubblico rumoroso e spesso ostile al numero 7 del seeding. Djokovic ha accusato il colpo, ma nel quarto set ha rimesso le cose a posto, chiudendo con autorevolezza e sfruttando il doppio fallo dell’avversario sul match point.
Djokovic, già vincitore dello US Open nel 2011, 2015, 2018 e 2023, punta ora al 25° titolo Slam della carriera. Ad attenderlo in semifinale c’è Carlos Alcaraz, in quella che si preannuncia come una delle sfide più attese dell’intero torneo. I due si sono affrontati otto volte, con Djokovic avanti 5-3 e vincitore degli ultimi due incroci, compreso quello agli Australian Open di gennaio. Sarà però il loro primo confronto sul cemento newyorkese. Anche Carlitos ha una forma di soggezione nei confronti di Nole. A Parigi, in una finale che valeva per l’oro olimpico, i due hanno messo in mostra tennis e spettacolo da antologia. Alla fine l’ha spuntata l’uomo dei record ma adesso sul cemento le cose saranno sicuramente diverse. l’Alcaraz visto in azione in questi giorni, anche ieri contro Lehecka è un giocatore micidiale, che ha trovato continuità durante tutta la partita. I cali di concentrazione del passato sono un ricordo. Se Djokovic vorrà spuntarla dovrà fare qualcosa di più che attendere, sulla riva del fiume, come accaduto con il gentil Fritz.
A fine match, dopo i saluti di rito, Djokovic ha sorpreso il pubblico esibendosi nel ballo “Soda Pop” del K-pop, dedicato alla figlia Tara che compiva otto anni. «Non è stato facile chiudere, l’ultima game è stato pieno di tensione. Taylor non meritava di finire con un doppio fallo, ma ha fatto un grande torneo», ha aggiunto il serbo, attualmente terzo nella Race to Turin dietro Sinner e Alcaraz.
