
Aryna Sabalenka ha perso sabato la finale degli US Open contro Elena Rybakina, 6-4 5-7 6-2. Da lunedì il primo posto della classifica passa alla kazaka. La bielorussa lo teneva da 99 settimane di fila, sesta durata dell’era open, e il conto era già chiuso per aritmetica prima che le due entrassero in campo. La partita proponeva il ruggito della tigre contro la conferma dell’algoritmo. Ha vinto Elena, e in questa stagione non è una novità.
Due ore e ventuno di fatica, dentro un Arthur Ashe che tifava per la bielorussa. Nel primo set Sabalenka ha commesso quindici errori gratuiti contro i tre dell’avversaria, e si è presa un richiamo dell’arbitro per una pallina spedita sugli spalti. Ha avuto tre palle break in tutto l’incontro, tutte nel finale del secondo, quando ha rimontato e ha portato la sfida al terzo. Rybakina ne ha avute dodici e ne ha convertite tre. Nel set decisivo ha lasciato tre punti al servizio, ha chiuso con dodici ace e trentasei vincenti, e ha incassato i 5,5 milioni di dollari del montepremi più alto mai assegnato in uno slam.
“Oggi è stata semplicemente più brava di me”, ha detto la numero uno uscente, che ha giudicato insufficiente il proprio livello e ha spaccato la racchetta appena finito l’abbraccio a rete. Alla premiazione faceva fatica a parlare. Poi ha scherzato sull’unico primato che le resta, le 107 settimane complessive in testa al mondo: vediamo se Elena riesce a battermi anche in quello.
A New York non perdeva dalla finale del 2023 con Coco Gauff. Diciannove vittorie consecutive, due titoli, e la caccia al terzo di fila che dal 1968 è riuscita a tre giocatrici, l’ultima Serena Williams fra il 2012 e il 2014.
Per Rybakina è il terzo slam, dopo Wimbledon 2022, vinto da numero 23 del mondo, e gli Australian Open di gennaio. È nata a Mosca e rappresenta il Kazakhstan dal 2018, da quando quel paese ha deciso di finanziarle la carriera. Da lunedì è la prima kazaka in vetta alla classifica mondiale, come era già stata la prima giocatrice di un paese asiatico a vincere le WTA Finals, a Riyadh in novembre, battendo in finale la stessa Sabalenka per 6-3 7-6. Sabato ha firmato la decima vittoria in carriera contro una numero uno del mondo.
Il trono Aryna l’aveva perso già prima di sabato. Perché la stagione si è messa male a marzo, con tre tornei vinti entro Miami e più niente dopo. A Melbourne, in gennaio, aveva già perso una finale slam da Rybakina. A Parigi ha buttato i quarti con Diana Shnaider dopo aver comandato di un set e due break, perdendo dieci giochi di seguito, e a Wimbledon si è fermata agli ottavi con Naomi Osaka. Per lei è la prima stagione senza major dal 2022.
Continua ad arrivare in fondo ma sembra aver perso quella determinazione e il ruggito della tigre: otto finali slam consecutive sul cemento, nessuno ci era mai riuscito nell’era open, né fra le donne né fra gli uomini. Nel bilancio diretto conduce ancora 10-8. Nelle partite che assegnano un titolo è sotto 5-2. In marzo, a Indian Wells, le aveva tolto un trofeo di mano annullando un match point e vincendo al tie-break del terzo set.
In diverse occasioni anche la Tigre bielorussa aveva dichiarato di soffrire il tennis, quasi odiarlo. Il fondo l’ha toccato nel 2022, quando ha chiuso la stagione con 428 doppi falli e con l’idea di smettere, e ne è uscita affidandosi a Gavin MacMillan, un esperto di biomeccanica che le ha rifatto il movimento del servizio. Pochi mesi dopo vinceva il primo slam a Melbourne. Questo rifiuto contrasta con un aspetto sorridente e glamour di una delle giocatrici che più della maggioranza delle numero uno è stata in grado di colpire l’immaginario del pubblico. Regina sul campo ed anche fuori, tra video su TikTok, danze, sorrisi, ammiccamenti e una fisicità prorompente che non poteva non lasciare il segno. Da questo punto di vista Elena Rybakina, con l’apparente distacco che la contraddistingue, il volto inespressivo e spesso apparentemente distaccato, un fisico esile quasi a scomparire, appare la naturale antagonista. Da oggi è lei la regina del tennis mondiale: una regina dei ghiacci che ha scalzato dal trono la passionale tigre di Minsk.

