
Alexander Zverev e Ben Shelton si giocano domenica il titolo degli US Open. Il tedesco ha battuto Karen Khachanov 6-3 7-6(7) 7-6(6), l’americano ha superato Frances Tiafoe 4-6 6-3 6-3 7-5 in tre ore e diciassette minuti. Le parole dei due, venerdì, raccontano due tornei che non si somigliano.
Il tedesco finalmente ha trovato il sorriso
Zverev è diventato prima testa di serie soltanto dopo il ritiro di Jannik Sinner per un problema al ginocchio. Nei primi due turni ha speso quasi nove ore e mezza in campo, due partite su cinque set. La svolta, ha raccontato, è arrivata alle tre del mattino negli spogliatoi, in mezzo al suo staff. «Ci siamo messi a ridere di quanto giocassi male», ha detto. Dal giorno dopo ha vinto tredici set di fila. E’ una versione diversa del tedesco quella vista in questi mesi sui campi. Dal malinconico e triste amleto della racchetta al sorridente ragazzone che sfiora i due metri e si permette il lusso di centrare tre finali su quattro slam nel 2026, cosa che ai due big Sinner e Alcaraz non è riuscita.
L’ironia è la cifra di questa nuova versione. Al giornalista che lo intervistava, uno dei conduttori del podcast Nothing Major, ha ricordato di esserne stato ospite a fine anno: poi ha deciso di procurarsi qualche major per non tornarci più. Sull’attesa americana è stato più diretto, e ha detto di sperare di non far avverare quel sogno domenica.
L’americano e i ventitré anni
Per un americano le star (del cinema ma non solo) sono una cosa seria, forse più che per ogni altro essere sulla terra. Shelton ha ammesso di avere faticato a concentrarsi con Serena Williams, Ben Stiller e Ronaldo sugli spalti dell’Arthur Ashe. Alzava gli occhi verso il maxischermo e ci trovava Jalen Brunson, il playmaker dei New York Knicks. Il brasiliano, prima di spostarsi sul centrale, aveva visto il connazionale Luis Guto Miguel qualificarsi per la finale juniores.
La vittoria l’ha dedicata alla nonna, morta quest’anno, quella che aveva avvicinato al tennis suo padre Bryan, oggi suo allenatore. Di Tiafoe ha detto che «è come un fratello maggiore», sul campo che entrambi preferiscono e alla fine del torneo che entrambi preferiscono. Tiafoe invece resta a zero finali major: tre semifinali, tutte perse a New York, nel 2022, nel 2024 e adesso.
Il peso storico sta sotto le battute. Nessun americano vince un torneo dello Slam dal 2003 di Andy Roddick, proprio qui, e da allora i suoi connazionali hanno perso sei finali. Shelton è il primo afroamericano in finale agli US Open dopo Arthur Ashe nel 1972, il primo in una finale major dopo MaliVai Washington a Wimbledon nel 1996. La sua semifinale con Tiafoe, la prima fra due afroamericani in un major, è caduta nel venticinquesimo anniversario dell’11 settembre.
Il precedente dice 0-5 per Zverev, mai affrontato in uno Slam. A Monaco di Baviera, nel 2025, gli ha lasciato sei game in finale, e quel torneo Shelton l’ha vinto l’anno dopo. Il tedesco ha perso la sua unica finale a Flushing Meadows nel 2020, da due set di vantaggio su Dominic Thiem, mentre nel 2026 ha messo insieme il Roland Garros, la finale di Wimbledon persa con Sinner e 24 vittorie con due sconfitte nei major.
Shelton, numero quattro del mondo da lunedì, può diventare il primo ex universitario a vincere un major dopo John McEnroe nel 1984, domenica alle 20 italiane.

