Se pedalate sulla ciclabile della Valchiavenna venendo da Sud (lago di Como), superata Chiavenna, dopo un centinaio di metri, prima di arrivare a Piuro, troverete il crotto Belvedere. Se è ora di pranzo fermatevi, ne vale la pena: cucina tipica e prezzi modici.
Lasciato crotto Belvedere, si apre, sulla destra, un piccolo borgo: una chiesa e due case. La chiesta è quella che ha visto per la prima volta celebrare messa un giovane Don Guanella, le due case (che poi due non sono, ma forse qualcuna in più..) ospitano il forno che produce i biscotti di Prosto e, sulla sinistra, proprio sulla riva del fiume, una piccola bottega di artigiano.
“Vedete questa porta – ci dice Roberto Lucchinetti, produttore artigianale di pentole in pietra ollare – l’ho aperta io venti anni fa dopo che era stata chiusa dalla metà dell’800.” Detta così, mentre parla nel suo stile semplice, quasi francescano, non sembra gran cosa. Mi fermo a riflettere e mi faccio ripetere. “Si proprio così, l’attività di lavorazione delle pentole in pietra ollare si era interrotta nel 1850 circa. L’ho fatta tornare io, unico rappresentate di un’arte che si era persa nel tempo.”
Diversamente da tante storie di artigiani, Roberto non ha imparato a scolpire a mano e col tornio dal padre o da qualche vecchio del posto: “Nessuno in famiglia ha mai fatto questo. La mia passione per le pietre mi ha portato qui dentro. Prima ho iniziato a ricostruire la storia del posto attraverso le pentole che sono state trovate…” e ci mostra quelle, anche antiche mille anni, che espone nella sua bottega-museo, “poi ho ricostruito le tecniche di lavorazione e alla fine sono arrivato qui. Ho fatto rinascere un’attività che non c’era più da tempo.”
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Cosa sono le pentole ollari, le caratteristiche che le rendono uniche e piccoli gioielli di artigianato ormai famosi nel mondo lo lascio a chi abbia un minimo di pazienza e voglia di navigare sul web.
Quello che mi ha colpito, di Roberto, è il rapporto particolare che ha con le pietre. Il mondo di Roberto si misura dal colore, il peso, la consistenza dei sassi, grandi o piccoli, che incontra nel suo esistere. Dopo una rapida illustrazione della storia delle pentole, infatti, Roberto si lascia trasportare dal flusso di parole e ci racconta di come sono nate le maschere, sempre su pietra, che ha scolpito in questi anni e che decorano la bottega, il cortile antistante, la sua casa e il b&b annesso: “non le vendo e non me ne privo facilmente.. sono i miei penati, gli spiriti buoni che tengono lontano le difficoltà.”
Non sono un critico d’arte per affermare se si tratta di capolavori oppure semplici lavori di un bravo artigiano. Assomigliano ai volti di Modigliani. “Ogni pietra ci dice qualcosa – rivela Roberto –, per esempio, guardate questa appoggiata al muro, sta qui ormai da anni, non la tocco da quando ho ristrutturato casa. Prima non ci vedevo nulla, poi un giorno, spostandola da un muro all’altro, l’ho girata ed improvvisamente è apparso questo…”.
‘Questo’ è il volto di una madonna con velo, realizzato dall’ossidazione di alcune parti della pietra.
Più in là Roberto ne indica un’altra, che lascia intravedere il volto di Leonardo da Vinci. “Ognuno ci può vedere quello che crede.. a me sembrano talmente belle che le tengo qui, vicino alla casa, mi fanno compagnia e mi mettono serenità.”
Così il giardino, la bottega, la casa e il b&b di Roberto sono diventati un luogo in cui le pietre parlano, ognuna racconta una storia, o forse è la storia che Roberto stesso racconta di loro che colpisce il visitatore. In qualsiasi caso non sembra un luogo qualunque, ma un giardino magico in cui l’arte, l’artigiano, il mistico e lo storico si fondono per portarti fuori dal tempo, alla ricerca di sensazioni che erano alla portata e sensibilità di tutti e che poi, con il passare dei secoli, si sono perse. “Le donne erano tenutarie di una ricchezza di emozioni e sapere che esula dal razionale e dal religioso. Per questo, forse – sentenzia prima di salutarci – nella storia sono sempre state assoggettate alla violenza maschile, che rappresenta la ragione e la ricerca dell’utilità immediata.”
Lasciandoci Roberto alle spalle, pedalando verso Piuro e, più oltre, la fine della ciclabile, ci tornano alla mente le sue parole e la sua attenzione alle pietre di queste posti. Belle, lisce, dure, levigate e di mille colori. Come quelle che abbiamo visto, il giorno prima mentre camminavamo in val Bodengo, lungo un percorso talmente selvaggio e aspro che ‘il pensier rinnova la paura’.
Chissà forse questi posti sono veramente magici e tornarci è un tuffo alle origini di ognuno di noi.

