Vanessa Ferrari argento e dedica: “a coloro che inseguono i loro sogni”

Vanessa Ferrari argento e dedica: “a coloro che inseguono i loro sogni”
Vanessa Ferrari in azione durante i Mondiali di Ginnastica Artistica 2013

Vanessa Ferrari in azione durante i Mondiali di Ginnastica Artistica 2013

L’orgoglio e la determinazione di Vanessa Ferrari traspare immediatamente nelle prime parole subito dopo l’argento ai Mondiali Ginnastica Artistica in Belgio, un argento che la consacra come la nostra migliore ginnasta di sempre:
“Penso di meritarmelo proprio questo argento, dopo una serie di quarti posti. Mi è dispiaciuto per l’ultimo alla trave. Quello è un attrezzo strano dove te la giochi sul momento. Secondo me dovevo star sul podio anche lì e sono entrata in pedana al corpo libero con il pensiero che non me l’avrebbero potuta far sporca due volte nella stessa competizione. Ero agitata perché volevo fare bene, stoppare tutti gli arrivi. Avevo i crampi alle mani prima dell’ultima diagonale. Non volevo proprio bruciarmi questa ennesima occasione. In passato avevo subito i torti dei giudici, ci mancava che mi rovinassi da sola, questa volta. Per fortuna ce l’ho fatta! Londra? Mi spettava quella medaglia, avevo il terzo punteggio, come oggi alla trave. Diciamo che ne ho presa una ma al conto ne mancano sempre due..”.
Ma le parole sicuramente più apprezzate, che rivelano al mondo una ragazza sensibile e capace di pensare controcorrente e che riscattano le tante volte che è apparsa, forse ingiustamente, un’atleta di talento ma bizzosa, sono quelle che ha pronunciato in occasione della dedica: “Dedico questa medaglia ai tanti ragazzi che sono morti nella tragedia di Lampedusa. Come me nello sport, erano alla ricerca di un sogno… ma loro non ce l’hanno fatta.” Non abbiamo parole se non un GRANDE Vanessa, scritto maiuscolo come un urlo, perché questo suo identificarsi con le vittime della tragedia rivela anche una dimensione sofferta e tragica della partecipazione dell’azzurra all’attività sportiva. Un gesto di grande sensibilità e sincerità, che onora quella che oggettivamente può essere considerata la più grande azzurra di sempre e che, anche in questi mondiali, ha raccolto meno di quanto forse avrebbe meritato. Sicuramente sperato.
Dediche anche per: “Alberto Busnari, che ha subito un’ingiustizia, ieri, al cavallo con maniglie, a mio fratello Ivan e ad Andrea (Cingolani, bronzo europeo al corpo libero lo scorso aprile a Mosca), il mio ragazzo che purtroppo per un infortunio ai Giochi del Mediterraneo non ha potuto gareggiare. Non c’è un segreto per rimanere a certi livelli. Magari ci fosse una pozione magica. Se ti alleni puoi arrivare, se non lo fai di sicuro no. Adesso vado a festeggiare con Carlotta Ferlito, che era in lacrime per l’esito della trave. Spero di averla parzialmente consolata!”
“La medaglia d’argento di Vanessa –
ha detto un commosso presidente Agabio – è il giusto coronamento di un mondiale eccellente dei nostri atleti. La Ferrari ha dimostrato di essere più forte di tutto, dei regolamenti che le hanno tolto la gioia olimpica, delle giovani avversarie che, anno dopo anno, si fanno avanti e anche degli infortuni, che l’avevano a lungo limitata. C’è chi potrebbe dire ora che è tornata, ma noi sappiamo che non se n’era mai andata. Il suo successo, tuttavia, non cancella l’amarezza per quella che definirei una vera e propria “falegnameria”. Il quarto posto al cavallo con maniglie di Alberto Busnari e quanto è accaduto alla trave sono solo gli ultimi due episodi di una lunga serie – cominciata a Pechino, proseguita a Londra (5 quarti posti in due edizioni) – che ci hanno visto troppo spesso soccombere. Se qualcuno pensa che gli atleti italiani vengano a queste manifestazioni per fare le comparse si sbaglia di grosso. I nostri ragazzi sono grandi professionisti, se la giocano sempre, con lealtà, affrontando superpotenze economiche e demografiche, esprimendo una ginnastica di livello assoluto. Credo meritino rispetto! Per questo, non me ne vorrà Vanessa, ma oggi tengo più ad assegnare una medaglia simbolica ad Alberto e a Carlotta Ferlito, che per noi e per quanti amano questo sport, escono da vincitori. Vorrei infine sottolineare la prestazione complessiva della Maschile. Matteo Morandi si è trovato in una qualifica tiratissima e in finale, qualora fosse entrato, per come è andata, avrebbe di sicuro detto la sua. Paolo Principi e Marco Lodadio, come le altre giovanissime, Francesca Deagostini e Alessia Leolini, hanno accumulato esperienza in vista dei futuri impegni con le rispettive Squadre Nazionali, in vista di Rio de Janeiro. Ringrazio tutta la Delegazione, dal capo Valter Peroni allo staff medico e al nostro ufficio stampa, che ci ha fatto vivere le grandi emozioni di Anversa, passando naturalmente per i tecnici e gli atleti, veri artefici di questo ennesimo miracolo della Ginnastica Italiana”.
Parole al miele per tutti, quelle pronunciate dal presidente Agabio, che però lasciano trasparire anche una certa facilità, da parte del nostro movimento ginnico, alle recriminazioni, anche quando non ce ne sarebbe bisogno. I quarti posto fanno parte del gioco ed è difficile credere, nel complesso, che non sia questo il posto generale del nostro movimento, alle spalle di potenze come Giappone, Usa e paesi dell’Est. Meglio guardare ai progressi fatti piuttosto che tornare sempre sulle medaglie mancate…
Certo è che anche questa ultima giornata mondiale sembrava stregata per gli azzurri. Infatti dopo il quarto posto di ieri al cavallo con maniglie dell’azzurro Alberto Busnari, Vanessa Ferrari rimediava nella prima finale alla trave, un’altra medaglia di legno, se possibile ancora più amara, perché è arrivata dopo il ricorso dell’americana Simone Biles che ha tolto alla piccola-grande ginnasta di Orzinuovi la gioia di tornare su un podio mondiale. Appena 33 millesimi hanno separato alla fine il caporal maggiore dell’Esercito italiano dal bronzo, finito al collo della neo campionessa All-Around, protagonista di una esecuzione piena di imprecisioni, compresa l’uscita, dove ha rischiato di colpire l’attrezzo con il capo. Il punteggio iniziale relegava, giustamente, la Biles dietro le due azzurre (unica coppia insieme a quella USA) ma poi la Giuria ha rettificato la nota di partenza, catapultandola sul gradino più basso. Alle spalle della Ferrari, staccata, invece, di mezzo decimo dalla sospirata medaglia, la siciliana Carlotta Ferlito, nettamente superiore all’avversaria malgrado un paio di piccoli sbilanciamenti sul montone e sulla serie di salti. Il titolo iridato finiva alla russa Mustafina, salita per prima all’attrezzo. La 19enne di Mosca riusciva a tenersi dietro di un soffio l’altra atleta stelle e strisce, Kyla Ross, che beneficiava, a sua volta, di un incremento della difficoltà dopo un altro ricorso del Team di Márta Károlyi. 
Ma la delusione della trave era il prologo per un argento che vale tanto per Vanessa Ferrari e tutto il movimento azzurro, al corpo libero, dove l’atleta azzurra, pur salendo in pedana per prima, portava a termine un’esecuzione perfetta, stoppando lo Tsukahara avvitato della diagonale d’apertura, il doppio salto combinato della seconda e il resto del suo programma acrobatico. Bene anche le parti artistiche, un minuto e mezzo montato su Tangled Up di Caro Emerald. L’oro è finito, com’era preventivato, al collo della statunitense Simone Biles, inarrivabile a quota 15.000, con un esercizio che partiva da 6.500. La 16enne dell’Ohio, succede così alla russa Afanaseva, leader al suolo di Tokyo 2011. Terza la rumena Larisa Iordache con 14.600, mentre cade, proprio i chiusura, la connazionale Sandra Izbasa, olimpionica a Pechino.
Vanessa Ferrari torna dunque su un podio iridato, a sei anni dal bronzo nell’All-Around di Stoccarda 2007, dopo una serie di incredibili vicissitudini, e riscatta la delusione del 4° porto di Londra 2012. Per la Ferrari è la 5ª medaglia in una rassegna mondiale, dopo le tre di Aarhus (l’oro nel concorso generale e i due bronzi a parallele e corpo libero) e quella in Germania, ottenuta malgrado una frattura al piede. “E’ senza dubbio la più grande ginnasta italiana di sempre – ha dichiarato Enrico Casella – ed oggi è stata la prima delle umane, visto che la Biles in questa specialità è di un altro pianeta. Non alla trave, però, dove a mio parere, doveva starci dietro. Anche noi abbiamo presentato ricorso al corpo libero, ma c’è stato respinto. Quelli delle due americane, invece…”. 23 anni a Novembre, l’azzurra del Centro Sportivo della Cecchignola, che si allena presso l’Accademia di Brescia, porta il primo argento mondiale femminile nell’ultracentenario palmares federale, il nono in totale. Complessivamente, quella odierna, è il 49° piazzamento iridato della Federazione Ginnastica d’Italia.
Nella finale al volteggio maschile il campione in carica coreano Yang Hak Seon, oro olimpico, conserva la leadership planetaria sulla rincorsa dei 25 metri.Il 21enne di Seoul con la media di 15.533, mette in fila lo Yankee Steven Legendre, argento con 15.249, e il britannico Thomas Kristian, bronzo a quota 15.233.

CORPO LIBERO
1. Biles Simone Usa 15.000 (D. 6.500 E. 8.500)
2. Ferrari Vanessa Ita 14.633 (D. 6.200 E. 8.433)
3. Iordache Larisa Andreea Rou 14.600 (D. 6.100 E. 8.500)
4. Murakami Mai Jpn 14.466 (D. 6.200 E. 8.266)
5. Steingruber Giulia Sui 14.333 (D. 6.100 E. 8.233)
6. Izbasa Sandra Raluca Rou 13.733 (D. 6.100 E. 7.633)
7. Ross Kyla Usa 14.333 (D. 5.700 E. 8.633)
8. Black Elsabeth Can 13.566 (D. 5.700 E. 7.966)

TRAVE
1. Mustafina Aliya Rus 14.900 (D. 6.000 E. 8.900)
2. Ross Kyla Usa 14.833 (D. 6.000 E. 8.833)
3. Biles Simone Usa 14.333 (D. 6.100 E. 8.233)
4. Ferrari Vanessa Ita 14.300 (D. 5.700 E. 8.600)
5. Ferlito Carlotta Ita 14.283 (D. 5.900 E. 8.383)
6. Shang Chunsong Chn 14.133 (D. 6.200 E. 7.933)
7. Iordache Larisa Andreea Rou 13.933 (D. 6.300 E. 7.633)
8. Rodionova Anna Rus  13.100 (D. 5.700 E. 7.400)
 
VOLTEGGIO MASCHILE
1. Yang Hak Seon Kor 15.533
2. Legendre Steven Usa 15.249
3. Thomas Kristian Gbr 15.233
4. Shirai Kenzo Jpn 15.133
5. Sasaki Junior Sergio Bra 15.099
6. Hypolito Diego Bra 15.049
7. Berbecar Marius Daniel Rou 14.850
8. Verniaiev Oleg Ukr 14.449

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