“La Via Geometrica. Da Scaccomatto a Leonardo” inaugurata a Milano

Inaugurata a Milano la mostra organizzata dall’architetto Franco Rocco "La Via Geometrica. Da Scaccomatto agli Scacchi di Leonardo", presso lo spazio espositivo PwC di Milano di viale Monte Rosa 91. Proseguirà fino al 30 settembre con ingresso libero.

“La Via Geometrica. Da Scaccomatto a Leonardo” inaugurata a Milano

Inaugurata a Milano la mostra organizzata dall’architetto Franco Rocco “La Via Geometrica. Da Scaccomatto agli Scacchi di Leonardo“, presso lo spazio espositivo PwC di Milano di viale Monte Rosa 91. Proseguirà fino al 30 settembre con ingresso libero. Alla presentazione presente anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi.

La mostra parte dall’edizione del libro di Franco Rocco “Leonardo e Luca Pacioli. L’evidenza” (Editore Due Torri, Bologna) che, partendo da una approfondita analisi del Manoscritto riconosciuto come preparatorio del De Ludo Scachorum o Schifanoia del famoso matematico Frà Luca Pacioli, dimostra l’indiscutibile contributo di Leonardo da Vinci alla sua stesura e nell’evoluzione del gioco degli scacchi.
Il lavoro editoriale di Franco Rocco nasce dal ritrovamento a Gorizia, fra i fondi storici della biblioteca del conte Guglielmo Coronini Cronberg, proprio del manoscritto sopra citato, databile con sicurezza fra il 1497 e il 1508.

Non si sa quando Leonardo abbia appreso il gioco degli scacchi, ma sapeva sicuramente giocare già quando era a Milano.  Lo si deduce dal fatto che nei Fogli di Windsor (al nr 12692r) datati tra il 1484 e il 1487 c’è un suo “rebus” scacchistico la cui soluzione è  “io arroccherò”. E l’arrocco ‘moderno’ ancora non esisteva: lo spagnolo Lucena nel suo testo del 1496 o 1497 prevedeva infatti una combinazione di due mosse successive: prima si muoveva la Torre, poi alla mossa immediatamente seguente il Re la scavalcava muovendo di due caselle. Ma si trattava di due mosse e non di una sola come avviene oggi.

Dopo la dopo la cacciata da Milano, Leonardo si rifugiò insieme a fra’ Luca Pacioli presso la corte di Isabella d’Este (che desiderava le facesse il ritratto).

La corte di Isabella era all’epoca il fulcro europeo degli scacchi. Isabella era grande appassionata: faceva venire i migliori giocatori “professionisti” dalla Spagna per giocarci e prendere lezioni e si faceva intagliare i pezzi dai Maestri Campionesi (a volte “tirando sul prezzo”, come mostrano alcune lettere pervenuteci). Tutto questo è storicamente documentato. Qui Leonardo trovò una “atmosfera scacchistica” molto intensa e ricca.

Leonardo e Pacioli soggiornarono presso la corte di Isabella d’Este tra il 1499 e il 1503 e fra’ Luca Pacioli quando arrivò, aveva con sé un suo testo scacchistico, sul quale lavorava con l’idea di farne omaggio a Isabella.

A questo testo sicuramente mise mano anche Leonardo, che non solo realizzò metà dei “diagrammi” con le varie posizioni (lo si evince dal fatto che sono disegnati con la mano sinistra e che riportano le classiche ‘crocette’ di Leonardo) ma realizzò anche dei pezzi di nuova concezione, molto più leggeri e artistici di quelli allora in voga, e fatti per essere prodotti in serie!

Per quanto riguarda l’aspetto del gioco ‘vivo’, va ricordato il rebus nei Fogli di Windsor. Dato che fino a quel momento il movimento dell’arrocco avveniva con due mosse consecutive, si può pensare che sia stato proprio Leonardo, contagiato dalla “atmosfera scacchistica” della corte, a proporre di farlo in una mossa sola e che l’idea piacque. Ovvio che una volta accettata l’idea presso la corte di Isabella, poi la diffusione in tutta Europa da parte dei “professionisti” che la frequentavano, avvenne di conseguenza.

Adolivio Capece

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