Non è banale la vittoria di Vincenzo Nibali alla Milano Sanremo 2018. Un successo alla Classicissima di Primavera non è mai banale; ma quanto visto ieri sul Poggio e poi nei chilometri successivi ha dello straordinario. Non ci riferiamo all’azione in se, fantastica e travolgente ma simile a molte altre visti in questi anni, ma al personaggio che l’ha realizzata e il modo con la quale si è concretizzata.

Non sono un velocista, mi devo sempre inventare qualcosa di particolare per arrivare primo…” ha detto al termine Vincenzo per provare a spiegare il suo modo di correre. Ci torna alla mente la discesa insidiosa e mozzafiato delle Olimpiadi di Rio e al tentativo dell’azzurro di staccare Henao. Allora Nibali disse pressapoco la stessa cosa, questa volta per giustificare il suo tentativo di staccare tutti.. “Volevo vincere e per vincere devo staccare tutti“.

Siamo ancora sbalorditi e ammirati della Sanremo di Vincenzo Nibali. Non era stato inserito tra i favoriti della vigilia e la sua azione ha acceso la fantasia che, nel corso dei chilometri, si è trasformata in incredulità e poi entusiasmo.

Eppure ci dovremmo chiedere per quale motivo lo Squalo dello Stretto non fosse tra i pronosticati. Gli elementi per immaginarlo primo a via Roma c’erano tutti. I chilometri finali della Classica primaverile hanno il codice per esaltare i grandi campioni: uno strappo secco, una discesa tecnica, il piano che non mente mai. Tutto dopo quasi 300 chilometri di corsa, che mettono alla prova anche il fondista più esperto. E poi c’era la pioggia e il freddo, almeno per la prima parte di gara. Se guardata bene troverete tutti elementi che piacciono al messinese.

L’impresa, vera, quella che resterà nella storia di questo sport e che permette a Nibali di scalare posizioni anche nella gerarchia “alltime” è quella di aver vinto la Classica delle Foglie Morte (Giro di Lombardia, il secondo solo lo scorso anno) e quella di Primavera, insieme a tutti i tre Grandi Giri.

Nella storia del ciclismo infatti soltanto Anquetil, Merckx, Hinault, Gimondi, Contador e Nibali sono riusciti a vincere i tre grandi giri. Tra loro soltanto Merckx e Gimondi hanno anche trionfato nelle due classicissime di apertura e chiusura della stagione. Quindi Vincenzo, con questo successo completa la propria trasformazione da campione a “eterno”, riconsegnando anche agli sportivi un ciclismo che avevamo perso da tempo. Da quanto Indurain impose all’ambiente un modo di “segmentare” la stagione, dividendo il gruppo tra “corridori di corse a tappe” e “corridore di classiche”. Vincenzo con le sue imprese (aggiungiamo anche due titoli italiani) ha riportato indietro le lancette del tempo dimostrando che anche in questi anni di esasperata specializzazione è possibile correre tutto l’anno e per tutti gli obiettivi. Se dovesse riuscire, come annunciato, a portare a casa anche un’altra classica e poi il Tour e poi il Mondiali.. non ci sarebbero più parole per descrivere l’impresa.

Il modo in cui ha vinto, però, è ancora più bello… Non abbiamo assistito solo ad uno scatto imperioso, ma anche ad un concentrato di umiltà e sacrificio. Nessuno, fino sotto al traguardo, sapeva se ce l’avrebbe fatta oppure no. Neanche lui, che non si è risparmiato ed arrivato allo stremo… Ci sono voluto minuti prima che riprendesse fiato, a dimostrazione che aveva dato fondo ad ogni risorsa. Ben oltre le gambe. Anche questo ci sembra il carattere distintivo di un campione del passato. E siamo solo all’inizio.

Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger, i miei primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Ho iniziato a scrivere battendo i campi gara di ciclismo per TuttoCiclismo per pagarmi gli studi e alla fine mi sono trovato a farlo per oltre 30 anni. Credo che dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare e che tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono anche convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.