Il problema l’avevamo anticipato in questo articolo, unici e sicuramente poco ascoltati. Adesso invece sembra che se ne siano accorte anche le istituzioni. Parliamo dei visti Usa per gli eventi sportivi. La battuta dell’ANSA di pochi minuti fa riporta: “(ANSA) – BRUXELLES, 14 GEN – Scatta l’allarme visti per i Mondiali di calcio 2026 negli Stati Uniti. Il Partito democratico europeo ha scritto alla Commissione Ue, ai governi, a Fifa e Uefa e alle autorità statunitensi per chiedere regole chiare e garanzie vere su permessi, controlli e diritti di tifosi, atleti e delegazioni europee diretti oltreoceano.”
Nel sollevare il problema il PD europeo menziona le difficoltà, sempre crescenti, da parte dell’amministrazione USA nel concedere i visti di ingresso nel paese, attraverso screening sui profili social del richiedente e sistemi automatizzati. Il rischio è che tifosi, atleti e delegati si vedano negati l’ingresso in base a principi arbitrari e non compatibili con uno Stato di diritto.
Come riporta l’agenzia di stampa italiana, nella lettera, a firma del segretario generale del PD europeo Sandro Gozi, si sollevano dubbi sul sistema di rilascio dei visti e si chiedono garanzie pubbliche invitando, in caso contrario federazioni e UEFA a valutare l’ipotesi di non partecipare al Mondiale.
E’ evidente che si tratta di una provocazione, per due motivi. Scrivere alla FIFA, visti le recenti uscite dell’ente compiacenti nei confronti dell’attuale amministrazione USA equivale ad affidarsi all’esecutore dei progetti di Trump. Inviare UEFA e Federazioni ad una eventuale ipotesi di non partecipazione appare come una boutade, vista la sensibilità (pari a 0) del mondo del calcio a questo tipo di aspetti.
Aldilà dell’iniziativa del PD europeo, però, resta sul tappeto il problema: gli attuali Stati uniti sono un paese in grado di assicurare una competizione sportiva regolare?
