La storia sportiva di Elia Viviani ha una costante, che si ripete sempre in ogni sua impresa. Per essere realizzata ha bisogno che prima il ragazzo di Verona assapori il gusto amaro della sconfitta. E’ un rito che gli permette di caricarsi come una molla per esprimere il meglio e tirare fuori quelle energie che a volte mancano.
Non vorremmo tornare troppo indietro negli anni, ma sia le medaglie di Rio e Tokyo, che le imprese ai Mondiali su pista, sono passate per un momento down; un abisso talmente profondo che pochi sanno riprendersi.
Anche qui a Parigi l’argento di oggi nella Madison è la logica conseguenza dell’omnium di due giorni fa. Nella “sua” gara Elia ha sbattuto contro l’inesorabile fluire del tempo e si è trovato indietro. Troppo indietro per i suoi gusti. Come una placca terrestre che scivola lentamente verso un’altra, Viviani ha iniziato a caricare energia e rabbia, che ha sfogato oggi sul velodromo di Saint Quentin Yveline nella Madison che ha improvvisamente catapultato nella storia.lui e il suo amico-compagno di tante battaglia Simone Consonni.
Con l’argento di oggi, infatti, entrambi raccolgono un podio di metalli alle Olimpiadi. Oro a Rio, bronzo a Tokyo e argento oggi per Elia; oro a Tokyo, bronzo e argento qui a Parigi per Simone. Non vi sono in attività altri pistards italiani che possono vantare questo palmares. Neanche Filippo Ganna, sua maestà, arriva a tanto se contiamo solo le medaglie della pista.
“Ci tenevo a fare bene – dice Simone Consonni -. Lo dovevo al pubblico, a me stesso e soprattutto ad Elia, che nella sua ultima Olimpiade voleva lasciare il segno. Non è stato facile. Abbiamo provato a cambiare le regole del gioco subito, sperando di sorprendere la concorrenza. E’ andata bene ma nelle ultime tornate, complice anche la caduta, è stata dura. Sentivo dolori da tutte le parti, ma non potevo mollare a 20 giri dalla fine e con un vantaggio da difendere.”
La famiglia Consonni a questi Giochi si porta a casa un oro, un argento e un bronzo. Simone commenta la cosa con la solita leggerezza: “Non sono d’oro le mie, ma sono due, contro una di Chiara. Sono contento di quello che ha fatto lei ieri. Ci ha dato la determinazione per provarci anche a noi.”
Elia Viviani: “Volevo l’oro. Avevo annunciato che ci saremmo inventati qualcosa. Ci siamo detti prima del via che non valeva la pena nascondersi. Ci siamo trovati avanti e abbiamo mantenuto il vantaggio fino a quando abbiamo potuto.
Quando sono arrivato ho pensato subito all’oro sfumato. Passata la delusione mi sono reso conto che questo argento è veramente bello. Ci tenevo a lasciare un segno nella mia ultima Olimpiade. In tre edizioni dei Giochi ho sempre portato a casa una medaglia e questa, infondo, mi mancava. Voglio fare i complimenti ai ragazzi del Portogallo. Ci hanno messo nel mirino quando eravamo in difficoltà e sono riusciti nell’impresa, mettendoci nella condizione di difendere il piazzamento. Onore a loro.”
Marco Villa è contento anche se lo nasconde nella calma e compostezza di sempre:: “Se la medaglia di ieri premiava un gruppo femminile, ricco di talento e che aveva sofferto per il quarto posto nell’inseguimento, questo di oggi premia tutti i ragazzi che in questi anni hanno lavorato per questi risultati. Avevo visto Elia nell’Omnium e qualcosa non mi tornava. Aveva la gamba e la condizione. Quel risultato era bugiardo. Oggi abbiamo visto che le cose stavano diversamente. Non so se la caduta di Simone ci ha penalizzato, certo è che per recuperare la posizione ha dovuto fare uno sforzo supplementare nella parte finale della gara.”
