Vuelta 2014, è tornato Contador, ma al Mondiale non ci sarà

Vuelta 2014, è tornato Contador, ma al Mondiale non ci sarà

PIC307648864La Vuelta 2014 ci dice due cose, che il Pistolero è tornato e che tutti gli altri sono stati rimandati… a parte Aru.
Cominciamo da Alberto. L’avevamo lasciato impigliato in disastrose cadute al Tour e qualche titubanza di troppo quando si trattava di passare pavé e tratti accidentati (la quinta tappa della Grande Boucle); lo ritroviamo sornione e micidiale nella corsa di casa. Che vince per la terza volta, su tre partecipazioni. Un bel bottino, non c’è che dire. E adesso tutti i fan del Pistolero (a cominciare dal mio barbiere… ricordate?) pronti a giurare che se non fosse caduto al Tour avrebbe fatto poltiglia anche del nostro Nibali.
Non posso addurre argomenti contrari, come però i fan del Pistolero non possono produrne a favore delle loro tesi. Rimaniamo ognuno del proprio parere, in attesa del prossimo scontro “titanico” tra i due. Quando questo ci sarà… Già, quando?
Qualche giorno prima che Nibali venisse “incoronato” capitano della Nazionale a trazione “caos creativo” del primo Cassani, Alberto Contador, già possessore a titolo definitivo della rojo, ha ufficialmente declinato l’invito per i Mondiali. Che si corrono, per inciso, a casa sua, in Spagna. Alberto ha così lasciato dietro di se una lunga scia di polemiche interne, facendo rispolverare l’antico (ma mai passato di moda) spettro del “campione per un mese”.
Eppure di motivi per essere al Mondiale ne avrebbe. Primo tra tutti, la condizione, di solito ottimale per chi esce dalla Vuelta. Poi il morale, alle stelle per una vittoria che sicuramente non compensa il mancato Tour ma che ci dice che il campione spagnolo è ancora integro e pronto. Infine la squadra, forte come quella spagnola può essere e che potrebbe (attenzione al condizionale) mettere la corsa nel modo migliore per il colpo del Pistolero. Soprattutto ci sarebbe bisogno del suo carisma, per trascinare un gruppo capace di perdere il mondiale dello scorso anno nello sciagurato modo che tutti ricordano e permettere al ciclismo spagnolo di portare a casa un titolo che manca ormai dai tempi di Oscar Freire (2004).
Nella scelta di Alberto, invece, è valsa soprattutto la ragion di stato. Ha preferito chiudere la stagione da vincitore piuttosto che rimettersi in discussione. Anche perché gli stessi argomenti a favore di una sua partecipazione sono stati utilizzati per argomentare la sua rinuncia. Condizione: difficile mantenerla fino al 28, giorno della gara in linea. Morale: non era programmato il mondiale (per un percorso sicuramente non confacente alle caratteristiche di Alberto), difficile trovare per strada la convinzione giusta. Squadra: beh, lasciamo perdere… La Spagna si è sempre contraddistinta per avere tanti galli e pochi minatori. Tutti a cantare, nessuno che lavora per gli altri, all’oscuro. Guardate che cosa hanno combinato lo scorso anno. Quest’anno sarà ancora peggio, perché se c’è un altro che è uscito con il morale alle stelle dalla Vuelta è quel Valverde che ha collezionato due terzi posti nelle ultime due edizioni e su cui sembra disegnato il percorso di Ponferrada. Valverde ci appare da sempre restio a correre per altri se non se stesso ed anche la vittoria alla Vuelta ci è sembrato un dispetto a Quintana (che ha pagato dal punto di vista psicologico) che un favore alla Movistar.
Insomma Contador deve aver pensato: “Mondiale? Lavorare per Valverde? Prendere tanto vento per cosa? Lasciamo perdere…”.
Dicevamo della Vuelta, che ha bocciato tutti gli altri, a parte Contador e Aru. Froome si sta sgonfiando, com’era giusto che fosse. Campione di una stagione, non ci è mai piaciuto, non ci abbiamo mai creduto. In Spagna è sembrato uno dei tanti. Forse troppa pressione su di lui… Per Quintana varrebbe lo stesso discorso che molti hanno fatto per Contador e Froome al Tour, ma la realtà è che non ne aveva. Anzi ci sembra di cogliere una brutta tendenza in questo 2014, ovvero quella che se una caduta ti fa perdere tempo prezioso, preferisci ritirarti che continuare stringendo i denti. I tempi di Magni con la clavicola rotta sono veramente ormai distanti.
Se scorriamo l’ordine d’arrivo finale, troviamo nei primi posti quelli che sono i favoriti per la corsa mondiale: Valverde, Rodriguez e Sanchez, per restare tra i padroni di casa. Tutti indicano soprattutto Degenkolb vincitore della classifica a punti, uomo veloce e resistente in salita. Vedremo.
Dalla Vuelta, infine, esce tonificato nell’animo e nel fisico Fabio Aru, astro nascente del ciclismo italico. Fabio ha vinto 2 tappe, convincendo. Con il suo terzo posto al Giro si può dire soddisfatto di questo 2014. Adesso si mette a disposizione di Nibali per il Mondiale, ma non è detto che possa accadere il contrario. Per descriverlo bastano le parole del ct Cassani in occasione della presentazione delle Nazionali, venerdì scorso: “I limiti di Aru sono ancora tutti da scoprire”… magari potremmo iniziare a farcene un’idea proprio il 28 settembre lungo il Cammino di Santiago.
AU

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