
Tadej Pogacar vince la sesta tappa della Vuelta, la Alcossebre-Castelló di 177,5 chilometri, in una volata a due con Enric Mas. Attacca a ventiquattro chilometri dall’arrivo sul Puerto El Bartolo, prima categoria, 9,4 chilometri al 7,1% con gli ultimi tre su sterrato, riprende i fuggitivi e resta solo. Mas rientra in vetta. In discesa lo sloveno sbaglia due traiettorie e rischia. Allo sprint non lascia spazio. Ramses Debruyne arriva terzo a 46 secondi, regolando il gruppo degli uomini di classifica; Mas sale a 3’34” nella generale ed è ora il primo inseguitore.
Per la prima volta in questa Vuelta un avversario gli torna sulla ruota. Succede nel giorno in cui la corsa smette di essere una questione di classifica e diventa una questione di calendario: il 27 settembre, a Montréal, si assegna la maglia iridata che Pogacar difende.
Diamo per assodato che lo sloveno, anche per dare un po’ di pepe alla corsa, voglia raggiungere Freddy Maertens che vinse tredici tappe nella Vuelta 1977. Pogacar è a tre dopo sei giorni; gliene restano quindici, una cronometro e alcune frazioni disegnate per i velocisti. Per eguagliare il belga gliene servono dieci vittorie su quindici giorni. Difficile ma non impossibile, ma c’è da pensare anche al Mondiale.
La corsa infatti si chiude il 13 settembre a Granada. I mondiali cominciano il 20 settembre e la prova in linea élite si correrà domenica 27. Fra l’ultima pedalata andalusa e la partenza da Brossard passano quattordici giorni, un oceano e sei ore di fuso. Il circuito del Monte Royal misura 13,4 chilometri per 269 metri di dislivello e va ripetuto fino a superare i 250 chilometri complessivi: chi ci arriva svuotato lo paga negli ultimi giri. Sappiamo che un mondiale si prepara per gradi: carico, scarico, tenuta della condizione. Qui il carico dura tre settimane e lo scarico non si vede. Domani la settima frazione, Vall d’Alba-Aramón Valdelinares, 149,8 chilometri con arrivo in quota. Ci sarà ancora il ‘solito show’ oppure Re Taddeo tirerà il fiato pensando al Canada?


