
Kevin Durant non ci sarà nel suo ritorno a Phoenix: il leader dei Rockets è stato escluso per motivi personali e dovrà rimandare la prima sfida da avversario sul parquet dove ha trascorso due stagioni e mezzo. Houston dovrà fare a meno dei suoi 37 anni più produttivi di sempre, mentre i Suns – rinati con l’11-6 costruito anche sull’impatto del rookie Khaman Maluach – si preparano a un lunedì di grande attenzione mediatica.
Sul fronte degli infortuni la tegola più pesante è piombata su Denver: Aaron Gordon si è fermato per una lesione al bicipite femorale destro e verrà rivalutato tra quattro-sei settimane. I Nuggets, già privi di Christian Braun, hanno pagato l’assenza del loro equilibratore nel KO contro Sacramento, dove nemmeno i 44 punti (20 nel quarto periodo) di Nikola Jokić sono bastati per evitare la rimonta firmata Russell Westbrook.
Il ritorno più emozionante del weekend è stato quello di Jaden Ivey: 10 mesi e mezzo dopo la frattura del perone, la guardia dei Pistons ha rivestito la maglia con 10 punti in 15 minuti, sorrisi larghi e gratitudine sincera. Detroit, che nel frattempo è diventata la squadra più calda della lega, ha timbrato la dodicesima vittoria consecutiva, un numero che da quelle parti evoca anni di titolo.
Non è stato l’unico rientro: a Miami è tutto pronto per la prima stagionale di Tyler Herro, atteso lunedì contro Dallas. Gli Heat, già quarti a Est dopo una partenza scintillante, si preparano a reinserire un All-Star da 24 punti di media nella scorsa stagione.
Il weekend, però, ha raccontato molto di più del semplice bollettino di ritorni e assenze. Ha raccontato numeri da fantascienza. James Harden, per esempio, ha firmato 55 punti contro Charlotte, diventando il miglior realizzatore in una singola partita nella storia dei Clippers. A 36 anni. E insieme a Steph, LeBron e Kobe, è ora uno dei pochissimi a piazzare almeno un 55+ a quell’età. Ha raccontato anche la voglia di combattere di Sacramento, capace di mettere fine alla serie di otto KO consecutivi con un successo pesante proprio contro i campioni in carica. E ha raccontato la solidità dei Grizzlies, tornati a vincere back-to-back grazie alla zampata finale di Santi Aldama contro Dallas, in una gara che ha visto anche un Klay Thompson finalmente brillante.
A Est, invece, è stata la domenica di Franz Wagner, 37 punti in una delle prestazioni più convincenti della sua carriera per mandare al tappeto i Knicks. Gli hanno fatto eco Porziņģis – 30 punti contro New Orleans – e la coppia Giddey/Vučević, decisiva nella rimonta dei Bulls contro Washington. E mentre Raptors, Thunder, Lakers, Suns e Spurs continuano a mordere il calendario con strisce positive che promettono di ridisegnare le classifiche, la giornata di domenica ha regalato un’altra battaglia memorabile tra attacchi iper-produttivi: Miami e Philadelphia, due delle migliori offensive della NBA. Da una parte la coralità vertiginosa degli Heat, dall’altra la furia di Tyrese Maxey, che continua a vivere un inizio di stagione storico.
Il weekend, però, non è stato solo spettacolo. È stato anche memoria. È stato l’addio a Rodney Rogers, ex Sesto Uomo dell’Anno, simbolo di talento e resilienza, scomparso a 54 anni. Una notizia che ha attraversato la lega con la delicatezza e il peso che meritano gli uomini grandi non solo per quello che hanno fatto, ma per come hanno affrontato ciò che la vita ha imposto loro.
