TennisWimbledon, Djokovic: "Da Sinner una bella batosta"

Wimbledon, Djokovic: “Da Sinner una bella batosta”

Djokovic ride
Novak Djokovic a Wimbledon

Non passa nemmeno un quarto d’ora dalla fine del match. I giornalisti sono tutti in sala stampa per raccontare la vittoria di Jannik Sinner su Novak Djokovic: due ore e mezza per un triplice 6-4 a favore dell’altoatesino. Ed ecco subito l’annuncio: Novak Djokovic in conferenza stampa. Il serbo arriva mesto e frustrato. Il volto cupo, un pizzico di amarezza (forse un po’ di più di un pizzico) per la sconfitta. E subito la prima battuta telegrafica. “Non c’era niente che potevo fare di più. E’ stata una bella batosta. Non c’era molto che potessi fare”, dice. Seconda domanda: livello altissimo anche quest’anno. Pensi di tornare il prossimo anno, quando avrai 40 anni? “Mi piacerebbe, almeno un’altra volta. Vedremo”. Risponde brevemente, Nole, e non è suo solito. O almeno è la ‘sua’ normalità quando brucia una sconfitta.

Quasi un incontro di boxe, domanda timidamente un altro giornalista. “Insomma, ero semplicemente mezzo passo indietro praticamente su ogni colpo. È molto semplice. Lui è stato di un livello o più superiore al mio. Non sono stato abbastanza incisivo, non abbastanza reattivo, non abbastanza equilibrato per affrontarlo. Tutto qui. Non c’era molto che potessi fare in campo”.

Nole viene incalzato, le domande si accavallano e finiscono sempre lì, su quanto Jannik sia stato più solido. E su quanto Nole abbia sofferto.
Un punteggio relativamente simile a quello della stessa semifinale sull’erba di Wimbleon (Novak perse 6-3/6-3/6-4, ndr). “Beh, l’anno scorso mi sono infortunato durante quella partita. In realtà, mi sono infortunato nei quarti. Non mi aspettavo granché da me stesso in quella partita. Ma qui stavo bene, mi sentivo fisicamente in forma. Forse non al massimo della forma, ovviamente, come all’inizio del torneo, ma fisicamente stavo bene. Lui è stato di gran lunga il giocatore migliore in campo ed è stato lui a dominare l’incontro. Non resta che fargli i complimenti e dirgli: ‘«’Congratulazioni, ben fatto’.

Poi le domande si spostano dal match appena concluso contro Sinner. Cosa pensa della wild card Arthur Fewry? “Una grande storia di wild card. Il mio ex allenatore Goran (Ivanisevic, ndr) è stato l’ultimo giocatore con una wild card ad arrivare molto lontano, tanto da vincere il
trofeo. Non capita molto spesso che una wild card arrivi così lontano – in particolare, ovviamente, un giocatore di casa inglese. È fantastico per il torneo. È stato fantastico per il pubblico di casa. Oggi ho guardato un po’ la partita. Sascha (Zverev, ndr) è stato troppo forte”.

Le domande tornano sul livello di gioco di Nole. “Nole, quest’anno sembri essere più competitivo rispetto all’anno scorso….”. “Sbagliato”, risponde subito Novak. “Non sono d’accordo. Sono sempre competitivo. Do sempre il massimo. A seconda delle circostanze, a volte
da fuori sembra di più, a volte di meno. Solo io so cosa provo dentro di me e cosa ci vuole per riuscire a giocare ancora a questo livello.
Certo, sono deluso. Certo, volevo vincere Wimbledon. È per questo che continuo a spingermi al massimo. Ma ho semplicemente perso contro un giocatore più forte. Devo accettarlo. Ovviamente è dura. Una volta usciti dal campo, è difficile da accettare. Ma è così. Non sono arrabbiato con me stesso. Non credo di aver sbagliato più di tanto. Ero semplicemente uno o due livelli inferiori rispetto a lui. Jannik ha giocato in modo davvero solido in tutti gli aspetti di gioco: il servizio, è davvero difficile da leggere, è diventata un’arma incredibile negli ultimi due anni, da quando ha cambiato la sua tattica”. E come sei riuscito a gestire il suo servizio, visto che molti dicono che sei il miglior ribattitore di sempre? “Lo ero, lo ero”, sorride. “Questa è la realtà. Lo ero, lo ero”.

Infine, l’ultima domanda: “A questo punto della tua carriera, l’obiettivo è ancora quello di vincere titoli e campionati, oppure riesci a
lasciare un torneo come questo con la soddisfazione di poter ancora competere a quel livello così alto?”. Risposta: “L’anno scorso ho raggiunto quattro semifinali. Quest’anno, su tre tornei del Grande Slam, ho raggiunto una finale e una semifinale. Immagino che per il 99% dei giocatori, è un ottimo risultato negli Slam. Per me va bene, ma non è abbastanza, perché ho la fortuna e la sfortuna di essere abituato a un altissimo livello in termini di risultati e traguardi. In un certo senso sto anche lottando con me stesso, e mi dico: ‘Senti, è incredibile che tu sia ancora in grado di giocare a un livello così alto e spingere i giovani al limite per i titoli del Grande Slam’. E questo è vero. Ma allo stesso tempo, ho sempre aspettative più alte per me stesso”.




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