TennisWimbledon e i numeri 1, il rapporto difficile del club più esclusivo

Wimbledon e i numeri 1, il rapporto difficile del club più esclusivo

Roger Federer
Roger Federer è il giocatore di tennis più forte di sempre? Recordman di successi a Wimbledon, quattro dei quali da n. 1

Si dice che Wimbledon sia il torneo più bello, il più elegante, forse anche il più difficile. L’erba rende i rimbalzi bassi, rapidi, a volte imprevedibili. Il campo cambia giorno dopo giorno, si consuma, diventa più secco, meno uniforme. Poi c’è il pubblico del Centre Court: esigente, teatrale, rumoroso, protagonista quanto i giocatori. Ricordate lo scorso anno, durante la finale, quando il giudice di sedia disse: «Per favore, non stappate bottiglie di champagne proprio mentre i giocatori stanno per servire»? Solo a Wimbledon!

C’è anche tutto il resto. Il bianco obbligatorio, la liturgia, le formule, i tempi, i riti. Wimbledon non si concede mai del tutto a chi arriva già con lo scettro del gioco in mano. Anzi, spesso sembra chiedergli una prova ulteriore: adattarsi. Anche quando sei il numero 1. Anche quando pensi che qualche regola potrebbe diventare più elastica almeno per te. Il pensiero corre ad Andre Agassi, tennista rock, capelli lunghi, completi colorati, immagine costruita anche contro il formalismo del tennis tradizionale. Wimbledon lo respinse prima ancora del campo. Agassi saltò il torneo dal 1988 al 1990 anche per il rifiuto di piegarsi al bianco obbligatorio. Poi tornò, si adeguò, vestì di bianco e nel 1992 vinse il titolo. Una resa estetica prima ancora che sportiva. Oppure, se vogliamo, la dimostrazione che a Wimbledon devi prima accettare Wimbledon.

Per questo i n. 1 che hanno vinto i Championships da leader del ranking sono pochi. Si contano sulle dita delle mani. Possono vantarsi di appartenere a un club esclusivo, un club nel club più ristretto del tennis mondiale.

Il primo fu Bjorn Borg, nel 1980. Era il padrone del tennis e vinse da numero 1 una delle finali più celebri della storia, contro John McEnroe: 1-6, 7-5, 6-3, 6-7, 8-6. Una partita rimasta nella memoria anche per quel tie-break del quarto set, infinito, vinto da McEnroe 18-16 prima della risposta finale dello svedese. Borg era già mito e quel giorno diventò qualcosa di ancora più grande.

Quattro anni dopo toccò proprio a McEnroe. Nel 1984 arrivò a Wimbledon da numero 1 e travolse Jimmy Connors in finale, concedendogli appena quattro game. Fu una delle prove più dominanti mai viste sull’erba londinese. McEnroe, genio nervoso e irregolare, in quel torneo sembrò quasi perfettamente allineato con il campo, il pubblico e se stesso.

Poi arrivò Pete Sampras, l’uomo che più di tutti ha legato Wimbledon al potere del numero 1. Vinse sette volte ai Championships, cinque delle quali da leader del ranking. Il suo primo titolo londinese, nel 1993, arrivò proprio mentre era in cima al mondo. Da lì costruì una dinastia fatta di servizio, volée, freddezza e dominio. Per anni Wimbledon è stato Sampras, e Sampras è stato Wimbledon. Si potrebbe dire, anche per mancanza di avversari di livello come quelli che arrivarono la generazione successiva.

Lleyton Hewitt entrò nello stesso percorso nel 2002. Era diventato numero 1 pochi mesi prima, giovanissimo, e vinse il suo unico Wimbledon battendo David Nalbandian in finale. Un successo diverso da quello dei grandi specialisti dell’erba: meno potenza, più ritmo, risposta, intensità. Hewitt dimostrò che anche un contrattaccante feroce poteva imporsi nel tempio del serve and volley, proprio mentre il tennis stava cambiando pelle.

Roger Federer ha portato quel rapporto a una dimensione quasi estetica. Ha vinto Wimbledon otto volte, record assoluto nel singolare maschile, e quattro di quei titoli sono arrivati da numero 1: dal 2004 al 2007. In quegli anni il Centre Court sembrava disegnato per lui. Il servizio, il rovescio in back, il dritto, gli appoggi leggeri sull’erba. Federer non giocava soltanto a Wimbledon: sembrava appartenere al paesaggio.

Nel 2006 e nel 2007 vinse da numero 1 contro Rafael Nadal, allora numero 2. Furono finali che annunciarono il passaggio di un’epoca. Nel 2007 Federer resistette in cinque set. Nel 2008 Nadal gli tolse il titolo in una delle partite più famose di sempre. Lo spagnolo, però, riuscì a vincere Wimbledon da numero 1 soltanto nel 2010, dopo aver saltato l’edizione precedente per un problema al ginocchio. Anche per lui, dominatore della terra, quel successo ebbe un valore speciale: la conferma che il suo tennis poteva comandare ovunque.

Novak Djokovic ha vinto Wimbledon da leader tre volte: 2015, 2019 e 2021. Il titolo più memorabile resta quello del 2019, contro Federer. Due match point annullati, finale decisa al tie-break del quinto set sul 12-12, una freddezza quasi disumana dentro un Centre Court in gran parte schierato dall’altra parte. Anche questa è Wimbledon: il pubblico pesa, spinge, giudica. Djokovic vinse contro Federer e, in parte, contro l’ambiente.

Carlos Alcaraz è entrato nel club nel 2023. Numero 1 del mondo, ancora giovanissimo, batté Djokovic in cinque set e conquistò il suo primo Wimbledon. Fu una partita simbolica: il campione del futuro contro il padrone del passato recente. Alcaraz vinse con il suo tennis esplosivo, istintivo, a tratti sfrontato, portando sull’erba una modernità fatta di accelerazioni, smorzate, recuperi e coraggio.

Poi Sinner. Nel 2025 l’azzurro ha vinto il suo primo Wimbledon da numero 1 del mondo, battendo Alcaraz e diventando il primo italiano a conquistare il singolare maschile ai Championships. Un successo che lo ha inserito nella stessa linea di Borg, McEnroe, Sampras, Hewitt, Federer, Nadal, Djokovic e Alcaraz. Nomi che non sono soltanto un elenco. Sono la storia del tennis moderno.

Pubblicità
Premio Letterario Sportivo Invictus - VII edizione, 8-10 settembre 2026

LEGGI ANCHE

Redazione
Redazione
Gli articoli pubblicati sotto questa firma sono realizzati dalla Redazione di Sport24h.it, testata giornalistica registrata, sotto la supervisione e il coordinamento del Direttore Responsabile Antonio Ungaro (Giornalista iscritto all'Albo).Il nostro team è composto da giornalisti, analisti e collaboratori specializzati nelle diverse discipline sportive. Non operando sempre come inviati sul posto, applichiamo un rigido protocollo di verifica delle informazioni, selezionando, verificando e rielaborando notizie provenienti esclusivamente da agenzie di stampa nazionali e internazionali, comunicati ufficiali delle federazioni sportive e canali ufficiali dei club.Il nostro obiettivo è garantire un'informazione sportiva tempestiva, accurata, indipendente e priva di sensazionalismi.

Calendario sportivo 2026

Ultimi articoli

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui