
Le lacrime a fine partita, il pensiero al papà morto nel 2019, il messaggio alle giovani generazioni. L’amarezza e la delusione per non aver giocato il suo miglior tennis rimane, ma la vittoria più grande – quella di essere ripartita dopo quasi un anno di stop per motivi psicologici – è sempre viva. Quella di oggi, sull’erba del campo centrale di Wimbledon, è stata la sua prima finale di uno Slam. Amanda Anisimova commenta così la sconfitta per mano di una spietata Iga Swiatek. “Siamo cresciute insieme, è stato speciale giocare insieme qui. Abbiamo passato due settimane fantastiche. Mi sono goduta ogni momento”. “E’ dura da digerire una sconfitta così, non è come avrei voluto che andasse la mia prima finale di un Grande Slam. Ma sono sicura che ne uscirò sicuramente più forte. Non è una cosa facile da affrontare, perdere senza fare nemmeno un game, ma è una motivazione per il futuro”.
A fine match, le lacrime di Amanda hanno sopraffatto il suo discorso, comunque commovente. “Ho cercato di mantenere la calma, di ingoiare le lacrime e di parlare con il cuore. C’erano molte cose che volevo dire.
Quando sono rientrata negli spogliatoi, ho pensato: ‘Questo probabilmente ti renderà più forte alla fine e non voglio abbattermi o deprimermi, ma concentrarmi su come uscirne rafforzata’”.
Il pensiero poi alla madre, a cui ha rivolto un pensiero commosso a fine match. “Mia madre ha fatto tanti sacrifici. Per questo mi sono commossa, perché ha letteralmente fatto tutto il possibile e anche di più per portarmi a questo punto della mia vita. Lo stesso ha fatto per mia sorella. Farebbe qualsiasi cosa per i suoi figli. Sono una figlia molto fortunata ad averla nella mia vita. Lei è tutto per me”.
Che messaggio puoi dare ai giovani tennisti che si trovano ad affrontare una carriera professionista? “Che non sarai mai perfetta, che ogni partita è diversa. Quando guardo giocatori come Jannik o Carlos, che ammiro molto, che non commettono errori e non concedono quasi nulla ai loro avversari, penso a allenarmi per raggiungere quella prospettiva. Ma poi mi dico che nessuno è perfetto. E se penso alla finale, credo che il mio spirito combattivo mi abbia portato fino a qui. Non ho giocato in modo perfetto, è vero. Ci sono state partite in cui ho faticato e non ho giocato al massimo del mio potenziale. Credo che però la cosa più importante sia stata rimanere concentrata e lottare per superare certi momenti, cercando anche di rialzarmi”.
