
Londra – “Quando perdi tante volte con uno stesso giocatore, non è facile. Combatti e ti trovi a un passo dalla vittoria. Io cerco sempre di credere in me stesso, e anche questa volta mi sono detto di accettare qualsiasi cosa succedeva. Il gap tra me e Carlos è veramente piccolo”. Jannik Sinner arriva sorridente ed emozionato in conferenza stampa, accolto dagli applausi della stampa. Pronto per la serata di ballo con Iga Swiatek? “Non sono proprio capace di ballare, ma in qualche modo me la caverò”, risponde sorridendo.
Poi l’analisi di questi ultimi mesi. “Ho vissuto tante difficoltà, a dire il vero nell’ultimo anno, ma alla fine sono sempre andato in campo con l’obiettivo di fare bene nei tornei importanti. Mi alleno duramente per partite importanti come queste”.
Il numero uno, poi gli Slam. Che obiettivi hai ora? “Ho sempre nuovi obiettivi, la motivazione è sempre alta. Ho 23 anni e ancora non sono arrivato al mio cento per cento, ci sono tante piccole cose da migliorare…. per questo serve un grande team, persone che ti dicono anche cosa fare nei momenti negativi. Anche nel match di oggi ci sono state delle cose che potevo fare meglio. Ho ancora da migliorare”.
La vittoria di Wimbledon è più speciale degli altri Slam vinti? “Ogni Slam è speciale, anche se Wimbledon fa parte della storia, è il torneo più prestigioso che abbiamo e questo è molto speciale”.
E a proposito di team, a chi gli chiede se Darren Cahill potrebbe ripensare alla sua decisione di lasciare come coach a fine anno. “Abbiamo fatto una scommessa prima della finale di oggi – ha raccontato Sinner – e ho detto a Darren: ‘Se vinco Wimbledon, decido io se rimani’. Ho sempre cercato una persona onesta, che mi dà tanto non solo sul campo da tennis, ma anche nella vita, sia nei momenti di successo che nelle delusioni. E lui in questo è molto bravo. Adesso ho vinto la scommesa e vediamo…certamente, se scelgo di stare con lui, non girerà più così tato. In Australia vorrei averlo. Vedremo… la stagione è ancora lunga”.
Sinner, dunque, è entrato nella storia. Ma se ne rende conto? “Mi rendo conto di essere entrato nella storia, certamente, ma sono anche convinto che non si può parlare di storia in un ragazzo di 23 anni. La storia si fa con tanti tanti anni. Sì, ho vinto tornei che mancavano all’Italia, ma io faccio la storia per me stesso. Io lavoro per me, non voglio dire che non penso all’Italia, mi sento fortunato di essere italiano, l’Italia si merita tante cose belle. Sono contento di far parte di questa storia, ma c’è anche da andare avanti”.
