
Sinner vs Djokovic non è mai una partita banale, ma un classico che ogni volta assume un significato diverso. L’italiano e il serbo tornano (oggi dalle ore 16 in poi, dopo la semifinale tra Alcaraz e Fritz, diretta su SkySport) a sfidarsi in semifinale di uno Slam a un mese di distanza dal confronto di Parigi, questa volta sull’erba di Wimbledon. Il sorteggio lo aveva già prefigurato: per Sinner, la corsa verso il primo titolo a Church Road sarebbe potuta passare proprio per Djokovic. Così sarà. Il numero uno del mondo, che ha battuto Djokovic in tre set al Roland Garros, è ora atteso dalla prova più dura del torneo. L’italiano guida 5-4 negli scontri diretti, ma il serbo ha vinto i due precedenti a Wimbledon, nei quarti del 2022 e in semifinale lo scorso anno.
Soprattutto il destino dei due campioni si incrocia in un momento psicologico profondamente diverso rispetto ad un mese fa, soprattutto per quanto riguarda Sinner. A Parigi l’italiano volava sulle ali dell’entusiasmo per un ritorno alle gare più facile del previsto. La finale, persa, contro Alcaraz a Roma non aveva lasciato scorie. Anzi, aveva fortificato la convinzione che i tre mesi di stop imposti da Wada alla fine non avevano provocato troppi danni. Nole, invece, arrivava a Roma forte del suo 100° successo a Ginevra che aveva interrotto un lungo periodo di digiuno. Successo che però da solo non dava la certezza di essere ancora competitivo in un Major.
Qui a Wimbledon è un’altra storia. In mezzo tra i due incontri c’è stata la finale persa da Sinner sprecando tre match point. Un elemento, questo, che ha minato le sicurezze del campione altoatesino. Come dimostra la sconfitta di Halle contro Bublik ed anche i due set sofferenti contro Dimitrov agli ottavi. La storia del tennis moderno dimostra che superare uno shock come quello di perdere dopo aver avuto 3 punti partita a favore non è mai facile. Ne sa qualcosa proprio Nole che, il 25 novembre 2023 perse con Sinner l’incontro in Coppa Davis dopo aver servito per il match con 40 a 0 a favore. Per recuperare quella batosta il serbo ci ha messo ben 8 mesi. Tornò al successo, infatti, solo ad agosto, alle Olimpiadi, nella storica finale contro Alcaraz.
Sinner è arrivato al match dopo un infortunio rimediato contro Dimitrov, che aveva fatto temere per la sua tenuta fisica. Contro Ben Shelton, però, ha vinto con autorità: “Ieri ho giocato 20 minuti senza servire e senza colpire al 100%”, ha spiegato. “Ma cerco sempre di mettermi nella posizione di almeno provare. Durante il riscaldamento ho avuto buone sensazioni, quindi mi sono convinto a scendere in campo. Non era tanto se giocare o meno, ma a quale percentuale”.
Djokovic, sette volte campione a Wimbledon, è a caccia dell’ottavo titolo che lo porterebbe a eguagliare il primato di Federer. In carriera ha 102 vittorie e 12 sconfitte sull’erba londinese. A Parigi aveva cambiato strategia, sorprendendo Sinner con un gioco più vario e meno ancorato alla solita solidità da fondo campo. Una mossa che lasciava intravedere la consapevolezza della difficoltà del confronto. “Mi motiva vedere quanto ancora posso competere con questi ragazzi alla pari”, ha detto Djokovic. “Ho perso in tre set con Jannik in semifinale al Roland Garros. Ho giocato una partita solida, potevo fare meglio, ma lui è stato più forte nei momenti importanti. Adesso ho un’altra opportunità. Lui, insieme ad Alcaraz, è uno dei leader del tennis maschile oggi. Non potevo chiedere una sfida più grande”.
