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Bike Forum, connessioni che attraversano i confini: il punto su un Paese che cambia con la bici

In occasione della proclamazione della ciclabile vincitrice della decima edizione dell’Oscar del Cicloturismo, nei giorni scorsi a Trieste, si è tenuto un Bike Forum dal titolo Connessioni che attraversano i confini, che ha ragionato sullo stato del cicloturismo in Italia. Il pregio dell’Oscar del Cicloturismo, ideato da Ludovica Casellati, direttore di viagginbici.com e fondatrice di Luxury Bike Hotels, è quello anche di fare il punto, annualmente, sullo stato di una attività che ormai in Italia, dati Isnart-Legambiente, muove circa un decimo del fatturato complessivo del turismo.

Una realtà, quella del cicloturismo in tutte le sue forme ed accezioni, che ha un impatto significativo su località dimenticate dal turismo mainstream. La scoperta del turismo di prossimità, in occasione della pandemia, è diventato il volano in grado di portare ricchezza lì dove prima si rischiava la desertificazione sociale ed il collasso economico. Esempio ne sono alcune delle zone toccate da ciclovie che nel corso degli anni hanno ottenuto premi e riconoscimenti. come la Sicily Divide oppure l’Alta valle del Savio.

Quello che però è emerso nel corso degli anni, ed è stato puntualmente evidenziato dagli interventi in occasione del forum, è che il cicloturismo ha cominciato ad incidere in modo netto anche sull’assetto sociale ed organizzativo di realtà afflitte dal problema, sempre più contingente, dell’overtourism. La bicicletta è uno straordinario mezzo in grado di gestire flussi ingenti di turisti, in ossequio all’effetto Braess (o dinamica del flusso) secondo il quale diminuendo la velocità si evita il collasso di un sistema. Una intuizione che molte destinazioni turistiche iconiche stanno introiettando e trasformando in opportunità.

Non a caso il forum si è aperto con l’immaginifico Michil Costa, cuore e immagine della Maratona delle Dolomiti, che ha esordito nel suo intervento parlando di luce e del suo opposto, il buio. “Proprio il buio è il luogo della riflessione, della contemplazione, della scoperta della propria identità”, una identità che ha portato gli organizzatori a ridurre notevolmente il numero dei partecipanti, selezionando circa 8000 numeri su una richiesta di oltre 30.000 partecipanti. Le Dolomiti non avrebbero bisogno del cicloturismo per esprimere tutta la loro bellezza ubriacante, ma attraverso il turismo in bicicletta riescono a conservare un rapporto umano e biunivoco tra ospite e ospitato, oltre a preservarle anche per le future generazioni. “Buio è silenzio – ha poeticamente ricordato Costa – per questo meno motoraduni e più cicloraduni. Ricordiamoci che chi viene qui, nel nostro Paese, gode di una bellezza senza pari. Siamo l’Italia e dobbiamo pretendere che sia rispettata, nella sua storia, nella sua cultura, nel suo stile di vita.” Una lezione che va oltre gli aspetti prettamente tecnici. Fa riflettere che lo dica un uomo espressione di un limes (confine) in cui diverse identità si fondono in una super-identità, nel senso di un livello superiore di consapevolezza di sé stessi.

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Proprio il tema dei confini è stato al centro degli interventi. Non a caso il forum si è svolto a Trieste, cuore ancora pulsante di una cultura mittleuropea nella quale il concetto di super-identità trova la sua massima espressione; la città di Svevo e Joyce, di Kafka e Freud, delle comunità giuliane, slovene e greche.

Confine che non vuol dire separazione, ma vicinanza (ovvero che ha un punto in comune) come ha ricordato il padre della rete ciclabile friulana Enzo Sima: “Per costruire questa fitta rete di ciclabili siamo partiti da dati oggettivi. Siamo al centro di un sistema, l’Alpe Adria, che raccoglie diverse realtà. Le abbiamo legate insieme, collaborando tra paesi divisi solo dal punto di vista politico, ma con una vision comune. La bicicletta è stato il mezzo più immediato e migliore per rafforzare i legami.”

Il tema della lentezza per migliorare il viaggio è tornato con l’aggiornamento realizzato da Maria Giaconia (Direttore del business regionale e sviluppo intermodale di Trentitalia) su quanto realizzato in questo anno nel trasporto regionale. Per inciso, una lentezza solo sulla carta, visto che alla fine i treni regionali statisticamente sono, in questo ultimo periodo, più puntuali di quelli dell’alta velocità. Il trasporto regionale su rotaia sta completando una trasformazione, sia nella logica di servizio che nell’offerta al pubblico. In entrambi i casi per raggiungere ogni angolo di Italia, anche attraverso accordi con vettori locali per il passaggio treno-bus. Sono stati migliorati i treni e intensificato il trasporto di biciclette. Rappresentano l’unica concreta possibilità per i cicloturisti di spostarsi da una parte all’altra del paese o di raggiungere le mete per le proprie pedalate. Treno e bicicletta, in questo processo, stanno diventando sempre più un’alternativa all’uso dell’auto, anche per gli spostamenti quotidiani.

Sebastiano Venneri di Legambiente ha illustrato in sintesi i dati del rapporto Isnart-Legambiente; Giovanni Moro, caporedattore di Dove, ha ricordato come sia importante, anche per gli operatori media, raccontare le destinazioni turistiche ormai con un taglio, e soprattutto, contenuti diversi, nei quali la bicicletta acquisisce una centralità; Enrica Cotarella ha parlato dell’azienda di famiglia, sottolineando il legame tra la produzione enologica italiana e il cicloturismo (e di esempi, in questo caso, ce ne sono veramente tanti). Ha chiuso il forum, riassumendo i temi trattati, Silvia Livoni, animatrice di contenuti e organizzatrice, insieme a Ludovica Casellati, di questo incontro e scambio di idee.

Un momento, questo, prezioso, perché, come ricordato all’inizio, ha permesso di fare il ticket su una ‘rivoluzione silenziosa’ (quella del cicloturismo) che sta pian piano trasformando la natura e l’assetto del territorio italiano, di comuni e regioni. I quali, da parte loro, hanno compreso che ciclismo e bicicletta non vogliono dire solo rifare il manto stradale in occasione del Giro d’Italia, ma soprattutto sono un stimolo a ragionare su loro stessi, sulla propria natura, sul loro modo di presentarsi, prima di tutto ai propri cittadini, e poi al resto del mondo.

Una trasformazione profonda che contribuisce a creare un Paese migliore, attraverso due ruote, tre pezzi di ferro e una catena.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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