RugbySei Nazioni 2026: perché l'Inghilterra ha paura dell'Italia

Sei Nazioni 2026: perché l’Inghilterra ha paura dell’Italia

Sei Nazioni 2026

Sulla carta, i numeri parlano chiaro: 26 vittorie su 26, un record immacolato che nessuna altra coppia di nazioni può vantare nel Sei Nazioni. L’Inghilterra non ha mai perso contro l’Italia nel Sei Nazioni 2026. Eppure, alla vigilia del match di sabato allo Stadio Olimpico, qualcosa è cambiato. L’aria che si respira attorno alla nazionale di Steve Borthwick non è quella di chi si prepara a una passerella. È quella di chi sa di dover sudare ogni centimetro del campo. Abbiamo raccontato ieri come i giocatori della Rosa atterrino nella capitale con il morale a pezzi. Guardando le statistiche di queste prime tre giornate, si ha la netta impressione che, mai come in passato, l’Italia possa finalmente rompere uno dei tabù sportivi più grandi.

La difesa azzurra: un muro da 526 placcaggi

Se c’è una cosa che i dati di questo Sei Nazioni 2026 raccontano senza ambiguità, è che l’Italia difende come nessun’altra squadra del torneo. Gli Azzurri guidano la classifica dei placcaggi riusciti con 526 interventi, contro i 385 dell’Inghilterra. Non è solo una questione di quantità: è una difesa che morde, con 34 placcaggi dominanti capaci di fermare l’avanzata avversaria prima ancora che prenda ritmo.

A questo si aggiunge una capacità di recupero palla che fa paura: 23 turnover conquistati (contro i soli 12 inglesi), 9 jackal totali e il primato assoluto nel torneo nelle rimesse laterali rubate, con ben 5 furti in touche. Manuel Zuliani e Michele Lamaro sono i due specialisti del “furto”, con due intercetti ciascuno. Per un’Inghilterra che sul gioco al piede strutturato e sulla continuità in touche ha costruito buona parte del proprio sistema di gioco, questa è una minaccia concreta.

Gonzalo Quesada ha trasformato l’Italia in qualcosa di più di una squadra capace di difendere. Gli Azzurri ora attaccano con idee, variano il gioco al piede — 33 box kick e 22 calci con rimbalzo per pressare le retroguardie avversarie — e non si limitano a subire il forcing fisico dei grandi avversari.

Certo, i numeri offensivi raccontano ancora di un divario da colmare: 4 mete segnate contro le 12 inglesi, 284 metri dopo il contatto contro 453. Ma l’Italia ha già dimostrato in questo torneo di saper vincere: la Scozia è caduta al primo turno e contro l’Irlanda (che poi ha fatto danni dolorosi a Londra) ha perso di misura, forse anche per colpa di un arbitraggio troppo di parte. L’Italia, insomma, non è più la Cinderella del torneo che si accontenta di un onorevole sconfitta.

L’Inghilterra arriva a Roma con i suoi problemi

Dopo due risultati deludenti nelle ultime due giornate, Borthwick è chiamato a una reazione. La squadra ha i mezzi: 12 mete segnate, un 85,7% di precisione nei calci a bersaglio, 94% di efficacia in touche e un dominio fisico che si misura in 453 metri guadagnati dopo il primo contatto e 65 placcaggi dominanti. Sono numeri da grande squadra ma questo non è bastato a contenere Scozia e Irlanda. Per questo la formazione è rivoluzionata. Fin Smith prenderà le redini. Seb Atkinson esordisce al centro al fianco di Tommy Freeman. George Roebuck, assente contro l’Irlanda, torna in ala. Cambiamenti importanti contro una squadra che conosce bene i propri punti di forza e sa come sfruttare l’incertezza degli avversari.

Ben Earl scenderà in campo per la sua 50ª presenza in nazionale. Contro l’Italia nel 2025, il flanker della Sale Sharks aveva guadagnato 114 metri, il dato più alto tra i forward del torneo dal 2017. Una partita che lo vede protagonista da anni, in una Roma che conosce bene. Dal 2023, solo Maro Itoje ha giocato più minuti di lui in maglia inglese.

Dall’altra parte, l’Italia sa che questa potrebbe essere la partita giusta. Non solo per rompere il tabù dei 26 sconfitte consecutive in questo particolare incroci — l’unico nel Sei Nazioni con un 100% di vittorie di una squadra sull’altra — ma per mandare un segnale definitivo al rugby europeo. Gli Azzurri sono gli unici a non aver mai vinto una partita casalinga con bonus offensivo nel torneo: una statistica che racconta quanto ancora manchi per raggiungere la vetta, ma anche quanta strada sia già stata percorsa.

Fischio d’inizio: sabato 7 marzo, ore 17:40. Stadio Olimpico, Roma. In diretta su SkySport Arena e TV8

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